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    cucina, edizione cartacea, storia locale

    di Simone Parma | 24 Gennaio 2017 | in categoria/e cucina edizione cartacea storia locale

    Vita di campagna - Quando abbiamo messo il fuoco nella scatola

    Vita di campagna - Quando abbiamo messo il fuoco nella scatola

    Usi e costumi di una volta... ma neanche tanto tempo fa
    Dal focolare alla stufa economica: come queste “tecnologie” hanno cambiato la vita nelle case dei nostri nonni

    In questi giorni di “scuole ghiacciate” Vittorio Rosasco, maestro storico della Valfontanabuona, ci racconta un aneddoto che tanti suoi alunni ricorderanno: «Quando iniziai a insegnare nelle scuole non c’erano i caloriferi, ma solo una stufa che scaldava le aule, che allora erano perlopiù pluriclasse. Non c’era neanche lo scuolabus, ogni bambino ci arrivava a piedi, magari dopo un lungo tragitto per crouze e sentieri. Eppure, almeno fino a metà degli anni ‘60, ogni alunno portava con sé da casa una fascetta di rametti secchi o brughi per accender il fuoco o un tronchetto per alimentare la stufa di classe».
    E’ incredibile pensare che questa fosse la normalità fino a pochi decenni fa, quantomeno in campagna, dove anche l’arrivo della stufa per alcune famiglie fu un vero avvenimento. Raccontare come l’uomo si riscalda oggi potrebbe riassumersi banalmente: una caldaia e termosifoni. Nei primi anni del ‘900 però le cose erano ben diverse. Non esistevano gas e caldaie, solo legna e pentole di rame.


    Il fuoco nella scatola no!
    «Quella più tecnologica della famiglia - racconta sorridendo - è sempre stata mia sorella. Così un giorno del 1939 arrivò a casa con una stufa di ghisa. Fino a quel momento il fuoco era sempre stato al centro della cucina, costretto solo da una cinta di pietre e mattoni. Sopra si trovava la catena che reggeva una pentola, mentre il soffitto era in realtà il seccatoio delle castagne, che potevano essiccare proprio grazie al calore ed al fumo emanati dal focolare. I muri erano neri di fuliggine tanto che, spesso quando pioveva, questa colava sui muri fino al pavimento». Da quel giorno però con la stufa tutto divenne più ordinato e pulito e si iniziò ad imbiancare i muri. Tutti felici? Incredibili a dirsi ma non per tutti: «Mio padre era abituato a vedere il fuoco al centro della stanza. Era come una mania per gli uomini di quel tempo, quindi non accettò subito il cambiamento. Il primo giorno ricordo che esclamò “il fuoco nella scatola proprio non mi piace!”».

    Comoda, pulita e pratica
    «Dopo nemmeno una settimana però mi ricordo bene che se ne stava sdraiato sulla panca accanto alla stufa a prendersi il caldo, soddisfatto. Impossibile negare la comodità della nuova arrivata!». Già, perché le stufe in ghisa, anche grazie alle due bocche, che per le famiglie numerose diventavano quattro, poteva riscaldare cibo e acqua, senza sprigionare fumo e cenere. La cucina divenne un luogo meno cupo e più ordinato e il calore della stufa aumentò anche grazie al materiale di cui era costruita. «Abbiamo conservato quella stufa, tanto che oggi è esposta all’interno del museo» probabilmente a testimonianza di un periodo di grande cambiamento, che segnò il destino delle case di campagna e delle famiglie che vi abitavano.

    POI ARRIVO' LA STUFA ECONOMICA
    «Nel dopoguerra arrivò la stufa economica, quasi una rivoluzione per le tante cose che ci permetteva di fare. oltre che riscaldare l'ambiente aveva un forno, il reparto scaldavivande, l'acqua calda per lavare i piatti o per il bagno e un reparto per raccogliere la cenere senza sporcare, per poi poterla utilizzare nell'orto».




    Questi e altri oggetti sono esposti al Polimuseo del giocattolo, della civiltà contadina e delle curiosità naturalistiche (GATTORNA-GE)
    Aperto ogni terzo sabato del mese dalle 15.3, ingresso libero, offerte gradite a sostegno del progetto. Visite su prenotazione per gruppi e scolaresche: 0185.931032.






     


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