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    03 Ottobre 2011 | in categoria/e attualita

    Un sogno struggente con Gesù e una casa antica spalancano una nuova strada alla spiritualità: il noto pittore Pillino Donati ci racconta questa bella esperienza che ha stravolto la sua vita e le sue opere

    Un sogno struggente con Gesù e una casa antica spalancano una nuova strada alla spiritualità: il noto pittore Pillino Donati ci racconta questa bella esperienza che ha stravolto la sua vita e le sue opere

    Pilino Donati ha riscoperto il valore del passato, prima nell’arte e oggi anche nella sua vita, grazie a un’antica casa del 1700 sulle alture di Uscio,  dove il tempo sembra si sia fermato e dove l’artista ha ritrovato una nuova dimensione umana dopo un lungo percorso di rinascita spirituale, che ora vorrebbe far vivere anche ai suoi visitatori.

    A qualche curva dal “Museo dell’orologio” dei Fratelli Trebino si trova la casa-studio del pittore di Pillino Donati, un uomo che ha vissuto una struggente maturazione spirituale che lo ha portato a stravolgere la sua dimensione  umana e artistica. Appena mettiamo piede sulla soglia siamo colti da una sensazione di fresco proveniente dalle tante finestre e da lì ci affacciamo su un magnifico panorama immerso nel verde che degrada dolcemente sul mare, verso l’orizzonte. Da subito rimaniamo colpiti dagli oggetti antichi: un’antica madia dove un tempo si impastava il pane, due culle di legno ne tante sedie di diverse forme e dimensioni, addirittura un paio antiche da barbiere. Un forte legame colpassato quindi: “questa casa risale al 1700 ed è appartenuta a una famiglia, di generazione in generazione fino agli anni Settanta. In seguito a una lite tra eredi emigrati in Argentina è rimasta disabitata e poiché non interessava a nessuno dei discendenti, è stata messa in vendita. L’ho vista su un annuncio e me ne sono subito innamorato.”
    Appesi alle pareti alcuni quadri del padrone di casa rappresentanti il concetto di “spaccatura”, ossia lo stacco tra passato, presente e futuro: “Sono stati i vecchi muri delle case di Camogli ad attirare la mia attenzione. Muri vecchi i cui colori sono stinti dal sole, corrosi dalla salsedine e dagli agenti atmosferici ai quali l’uomo si rivolge con infinita energia per ripristinarli ben sapendo che presto mare, salino, vento, sole li corroderanno nuovamente instaurando così una lotta eterna in cui l’uomo e il muro diventano protagonisti”.
    La cucina in ardesia è munita di un rubinetto in ottone da cui scorre un’acqua fresca e incontaminata, sulla quale Pillino si sofferma per un tema fondamentale del precetto evangelico: “È importante fare una premessa per quanto riguarda il significato dell’acqua per gli evangelisti. Il rito del battesimo si svolge attraverso una completa immersione del corpo nell’acqua, il cui valore è la rinascita.” Poi ci spiegherà che in seguito a un sogno, l’artista ha avuto una visione, un vero e proprio incontro con Gesù, dalla voce suadente e dallo sguardo luminoso, che, per mezzo di un caro amico tuttora vivente, accompagna Pillino in un viaggio verso il mare accanto al prato dove l’artista in sogno stava leggendo, e nelle acque di questo mare Pillino si è bagnato completamente, ritrovandosi al risveglio, in un mare di lacrime: “Dopo quella straordinaria esperienza, avvenuta dieci anni fa, mi sento un uomo rinnovato, i miei valori sono cambiati, ho una nuova visuale della vita, l’amore mi ha pervaso, facendomi avvicinare a Dio e alle persone come mai mi era successo prima.”
    Proseguendo la visita della casa entriamo in un vano molto particolare, l’essicatoio, dove un tempo venivano messe le castagne. Si tratta di un piccolo ambiente dove per terra veniva acceso del fuoco direttamente sul pavimento di ardesia e per 40 giorni le castagne subivano un processo di essiccatura, dopo di che venivano separate dalla buccia, che serviva come concime o isolante per le mura, mentre le castagne frantumate al molino diventavano farina. Per tutto il periodo di essicazione gli abitanti cucinavano e mangiavano in quel vano che fungeva da cucina, dove ora è rimasta l’antica stufa e le varie pentole, tra cui quella per preparare la polenta munita di un gancio appeso a una catena da sistemare sopra il fuoco vivo: “Amo tantissimo invitare i miei amici a mangiare assieme polenta nelle giornate autunnali e invernali, perché si vive un’atmosfera magica, dove i discorsi si fanno armoniosi, si parla di tutto, di vita e di arte, e anche di spiritualità. La casa, per la religione evangelica, ha lo stesso significato della chiesa per quella cattolica, con la differenza che il credente, dopo aver visitato la chiesa e aver assistito alla funzione religiosa, si ritrova poi solo, invece, nella fede evangelica la casa ha lo scopo di punto di aggregazione per i fedeli, i quali possono riunirsi, pregare assieme, fare incontri biblici.”
    La mostra a cui ha partecipato di recente a Locarno in Svizzera con altri 13 artisti internazionali si intitolava “Taumatart”, ossia l’arte che guarisce: “I muri, ancora oggi, parlano, ci trasmettono emozioni, ridono e spesso urlano tutti i drammi o le gioie della società. Ogni percorso intrapreso è ignoto, ma solo così possiamo pensare di arrivare su un terreno sconosciuto e farlo nostro. Penso che questo sia il cammino che cercano di percorrere tutti gli artisti, pochi sono quelli che riescono a raggiungere la terra promessa.”
    Le opere esposte alla mostra si ricollegano al discorso del muro e della spaccatura, al tema del male, della guarigione, della morte, e della rinascita attraverso Dio. La “spaccatura” ha aggiunto un nuovo significato, ossia il peccato, la separazione dell’uomo da Dio: “Secondo l’Evangelismo il nome di Dio è impronunciabile, il messaggio di evangelizzazione richiede la de-contestualizzazione della parola, non esiste autorità senza autorevolezza, e come disse il Signore: «la mia parola non finirà mai». Questi concetti li troviamo nelle opere “Parola del Signore” che comprende il tema del male, espresso negli aspetti della seduzione, della mafia, della guerra, dello Shoah.”
    Tornando alla casa di Uscio, il sogno di Pillino Donati, sarebbe di farne un bed & breakfast per dare possibilità ai visitatori di vivere nello studio dell’artista e realizzare “una casa al di fuori del tempo”, dove poter ritrovare una dimensione più umana, lontana dalla moderna tecnologia, dagli affanni del male di vivere, e dove sperimentare gli incontri di evangelizzazione per avvicinarsi a un mondo dominato dalla fede e dalla spiritualità.
    Per trovare l’unione tra l’arte e l’arte del vivere.
    Cristina Parente
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    Tratto da CORFOLE! del 10/2011, con 25.000 copie gratuite: la testata più diffusa del Levante © Riproduzione vietata


     


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