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    attualita, cultura, edizione cartacea, il tappiro

    01 Novembre 2008 | in categoria/e attualita cultura edizione cartacea il tappiro

    Ecomuseo, un disastro dietro l'altro: la consegna a Maria Teresa De Martini, attappirata per le ultime vicende

    Ecomuseo, un disastro dietro l'altro: la consegna a Maria Teresa De Martini, attappirata per le ultime vicende

    Il Tappiro del mese scorso per le vicende dell'Ecomuseo dell'ardesia ha destato non poche curiosità nei nostri lettori e l'invio alla redazione di qualche lettera pepata. A buttare benzina sul fuoco è arrivata la denuncia di Andrea Cuneo (Presidente del Civ di Ferrada ed ex Sindaco di Moconesi in odore di ricandidatura) relativa allo scempio del materiale informativo dell'Ecomuseo: decine di scatoloni pieni di libri, cartine, depliant e video depositati in malo modo sotto la tettoia della cattedrale nel deserto "Ostello della Gioventù" di Ferrada di Moconesi. Materiale pagato milioni e milioni delle vecchie Lire finito sotto la pioggia battente, alla mercè di ladri o possibili balordi con vena piromane. Pronta la soluzione del presidente della Comunità Montana Fontanabuona Gianfranco Arata “Buttatelo via”, a cui Cuneo replica “Molto materiale è ancora utilizzabile, non mi prendo la responsabilità di tale spreco, se la Comunità Montana vuole buttarlo via che lo metta per iscritto”. Assordante silenzio.
    A cercare di salvare il salvabile dapprima il Consigliere provinciale e Sindaco di Cicagna Marco Limoncini che verificatone l'effettivo valore e informata la Provincia del “fattaccio” ha subito messo a disposizione un luogo di ricovero più adatto. Ma pure lui riceve un secco “No grazie” da parte del presidente. Il materiale bisogna buttarlo via, non serve a niente è vecchio e in inglese. Come se l'Ecomuseo fosse una cosa da dimenticare al più presto e la lingua d'Albione demodé. Alla fine provvido l'arrivo dell'Assessore alla cultura Claudio Solari che sconcertato e rammaricato si interessa per far recuperare quanto più materiale possibile constatando che parecchio, anche per via delle piogge torrenziali di questo periodo, è ormai da buttare.
    Queste vicende vedono come principale “attappirata” un pezzo da novanta della politica fontanina degli anni passati: Maria Teresa De Martini, energico ex-presidente della Comunità Montana Fontanabuona che a metà degli anni '90 regalò al territorio un periodo di rilancio turistico non indifferente. La sua presidenza arrivò nel 1995. Il compito più gravoso fu quello di attivare l'Ecomuseo dell'ardesia. La precedente amministrazione aveva fruito di un finanziamento CEE di oltre 4 miliardi di vecchie lire, comprando e recuperando la struttura del "Chiapparino", ristrutturando il "casermone" dell'Opera Pia di Ferrada, eseguendo lavori sommari e insufficienti nelle due vecchie cave di Isolona e di Cornia. I soldi erano finiti e i lavori erano ancora tutti da completare: non vi era nulla di agibile. Una patata bollente, perchè era tutto realizzato a casaccio per accontentare un po' tutti, senza un progetto fattibile per la gestione. Molti avrebbero rifiutato la sfida ma l'intraprendente presidentessa non si scoraggiò. Oggi dopo tanti anni abbiamo deciso di intervistarla per fare un po' di chiarezza.
    Ricordo ancora come un incubo la data del febbraio 2006; da poco insediata dovevo costituire una società per la gestione dell'Ecomuseo (Fontanabuona e Sviluppo NDR) pena la decadenza del finanziamento. In quattro e quattr'otto convinsi gli imprenditori ardesiaci -ancora adesso ricordo con stima l'ormai scomparso GianPaolo Arata lungimirante ex presidente di Assolapidei- a finanziare per una parte cospicua la futura gestione e sempre grazie a loro si arrivò anche ad arredare lo show room del Chiapparino con un intervento stimato di oltre duecento milioni. Non dimentichiamoci che il finanziamento iniziale dei 4 miliardi e passa, aveva permesso di costruire i muri ma l'interno era tutto da arredare. Mancavano persino i mobili, arrivati grazie al contributo chiesto personalmente alla banca Ca.ri.ge".<brIl progetto era effettivamente imponente, come ha potuto portare avanti per oltre cinque anni il Chiapparino, la cava di Isolona, i Sentieri di San Giacomo, la Cava di Cornia e quella di Tribogna?
    Ciclicamente intervengono finanziamenti europei. Occorre però non lasciarseli scappare e questo è stato uno dei miei compiti principali. Il progetto Leader II prevedeva che tramite la costituzione di un GAL si potesse accedere a ulteriori contributi e così in effetti è stato. La società “Fontanabuona e sviluppo” si trasformò in GAL Fontanabuona e questo permise di pagare al 50% le spese dei dipendenti e le spese correnti. Tale gruppo si occupava della gestione del Programma attraverso finanziamenti alle strutture ricettive, sostegno all'agricoltura e formazione e promozione turistica. Inoltre gestiva l'Ecomuseo dell'ardesia.. Ogni due mesi ricordo che avevamo gli ispettori della Regione a controllare e concordare ogni singolo progetto affinchè i soldi pubblici venissero ben spesi e mai sprecati.<brNel frattempo grazie all'Assessore Margini in Regione partì il progetto dei lavori socialmente utili e la società arrivò ad avere fino a trenta persone. Non erano troppe?
    Il progetto era grande e per essere portato avanti o si chiudeva -ma che figura avrebbe fatto il nostro territorio?- o si impiegava la neccessaria manodopera per dargli la giusta dignità. Ricordo che dieci donne furono impiegate per pulire e catalogare le lastre in ardesia della Necropoli di Chiavari che trasportammo al Chiapparino seguite passo passo dalla Sovrintendenza e da Renato Lagomarsino che fu l'ideatore del progetto. Riuscimmo a pagare tutto il personale con i proventi delle entrate dell'Ecomuseo; avevamo oltre diecimila visitatori annui. Il problema arrivò quando il progetto dei lavori socialmente utili si fermò per sei mesi determinando un buco di circa ottanta milioni.<brLe cattive notizie però non arrivano mai da sole..
    In effetti ci fu un altro buco di cento milioni per la gestione della formazione professionale del settore turistico che fu affidata, congiuntamente dal nostro Gal e da quello Aveto-Graveglia e Sturla, all'ENAIP. Tali denari che sarebbero dovuti essere rimborsati dalla Regione non sono stati in effetti riconosciuti perchè l'Ente fallì e non portò a termine il lavoro stabilito lasciando il debito sul groppone dei due Gal. Ma nel 2002,data della fine della mia presidenza, partiva un altro progetto denominato Leader III.La Regione Liguria decise di autorizzare la continuazione di un solo GAL per Provincia e invitò il GAL Fontanabuona e il GAL Aveto, Graveglia e Sturla a fondersi tra loro.Ciò non potè avvenire perchè io dovevo essere tolta dalla presidenza a qualsiasi prezzo ed in tempi brevi. Così, mentre il debito del GAL Aveto, Gravegli e Sturla fu assorbito dal nuovo ed unico GAL Appennino Genovese, quello della Fontanabuona rimase in carico a sè stesso e quindi alla Comunità Montana che, non essendovi più nessuno in grado di reperire nuovi finanziamenti, preferì arrivare al punto in cui siamo: basta guardarsi intorno.<brCosa ne pensa della situazione attuale?
    C'è in me una grande tristezza... vedere le erbacce al Chiapparino, il materiale pubblicitario abbandonato e l'apatia della classe politica è sconfortante. Ora aspetto di vedere anche la vendita del Chiapparino così certi politici non dovranno neppure sforzarsi di annunciare periodicamente la riapertura dell'Ecomuseo, tanto per mandarci un po' di fumo negli occhi... lavorare stanca.... in futuro così dovranno solo far finta di gestire quelle "sciocchezze" di deleghe che i Comuni trasferiranno per la sopravvivenza di un Ente ormai morto (cosa non si farebbe per mantenere un cadreghino!), se non fosse per le Deleghe in agricoltura trasferite dalla Regione che i dipendenti assolvono fornendo un ottimo servizio e che costituiscono l'unico compito davvero importante dell'Ente. <brSignora De Martini, per lo sconforto della situazione attuale le consegno il nostro Tappiro d'ardesia e le rivolgo un'ultima domanda: la rivedremo candidata Sindaco al Comune di Lorsica?
    Smentisco categoricamente, la mia vita ormai è ben lontana da certa politica e non intendo riaprire una fase ormai chiusa. Mi dedico all'insegnamento. Purtroppo ancora per poco, poi dovrò andare in pensione. I bambini danno soddisfazioni inimmaginabili e poi ho le passeggiate assieme al mio cane, il silenzio dei miei boschi e in questo periodo il grande piacere di trovare i funghi....<brG.R.


     


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