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    cultura, edizione cartacea, itinerari, storia locale, uscire

    Quando Chiavari era una Cittadella: viaggio nella storia, fra fossati, mura e guerre

    Quando Chiavari era una Cittadella: viaggio nella storia, fra fossati, mura e guerre

    Ma anche un po’ di nostalgia di quando mare, fiumi e natura non erano degli “accessori” relegati tra asfalto e palazzi

    Chiavari è una città secolare, i cui passati medievali fatti di guerre e difesa dagli invasori sono ben visibili, anche se in verità bisogna impegnarsi per distinguerli a causa di un passato di speculazioni edilizie e un presente che in alcuni casi è fatto di incuria. Ma che età hanno i monumenti meno noti della città? Abbiamo chiesto allo storico locale Cesare Dotti (in foto), autore del Lunaio de Ciavai.

    Le origini medievali di Chiavari e del bastione.
    Se parliamo di prigioni a Chiavari oggi pensiamo subito al moderno carcere di Via del Gasometro, ma c’è stata un’epoca in cui nella cittadina esisteva un carcere di massima sicurezza, tutt’oggi visibile in Via Doria. Si tratta della Cittadella, che insieme alla sua torre, ospitava diverse celle delle prigioni volute nel 1404 dal Bucicaldo, al secolo Jean II Le Maingre, governatore di Genova per Carlo VI Re di Francia. Un’epoca in cui sicuramente i fuorilegge dovevano vedersela brutta, rinchiusi nelle galere del bastione. Qualche tempo dopo, nel 1500, le torri e le mura vennero adattate alle nuove armi da fuoco dell’epoca, diventando ancor di più baluardo difensivo della città. Ora quei luoghi di detenzione (e forse anche tortura) sono innocue rovine tra uffici e appartamenti, ma un tempo dovevano incutere un certo timore a tutta la popolazione…


    Fossi e ponti levatoi spariti sotto orti e parcheggi
    La città era difesa dalle mura e dai bastioni, ma non solo. C’erano i fossi a intimorire ancor di più chi avesse tentato un assalto, ma la loro storia non è a lieto fine: «Ai fossi, difesa efficace anche senz’acqua, si aggiunsero poi i rivellini e i ponti levatoi e le basse barriere delle falsabraghe». Oggi quei fossi non esistono più, prima interrati e utilizzati come orti per risollevare l’economia della città, poi divenuti probabilemente strade, parcheggi e terreni edificabili.



    Il mare? Arrivava in centro città
    Fino al Cinquecento il mare arrivò a lambire le mura della città,  poi «per l’espansione delle spiagge, la battigia si allontanò dalla città e scomparve anche l’antico scalo d’alaggio detto “delle feluche”. Anche senza mare a quel luogo rimase ugualmente l’appellativo popolare da-e barche lunghe, appunto feluche, pinchi, sciabecchi, leudi. Quel luogo corrisponde all’odierna Piazza del bastione, esterna ai muri di mezzodì di s.ta Caterina, di sant’Antonio Verberatorum (dei Flagellanti), e della ss. Annunziata, i tre oratori-ospitali in parte preesistenti e incorporati nel  muro del castrum. Oggi a ciassa do bastion è un parcheggio e tra le marmoree colonne di s.ta Caterina, dopo che nel ‘900 vi fu il mercato del pesce».

    La mappa più antica
    «Nella più antica planimetria chiavarese (in foto), disegnata il 21-8-1588 dal capitano G.B. De Mari, ad un tavolo della Cancelleria della Civitacula, e subito spedita, con una lettera, a Paxo,  al Senato della Repubblica Genovese, la ripartizione degli isolati del borgo è semplificata. Appare però completa la cinta muraria, con i fossati sui lati di levante, mezzogiorno e ponente, i tre baluardi d’angolo, le torri del perimetro, le falsabraghe con le lizze e i rivellini delle porte. Del Castello, diroccato dalla guerra civile del 1575, sappiamo che, in pratica, restava solo il torrione. Quattro anni dopo la redazione della mappa, nel bastione di ponente s’installò la Reale e Pontificia Cereria Bancalari e Bruno. Mancavano due secoli al 1793, la seconda data fondamentale nella storia di quest’azienda, che  merita di essere raccontata a parte».

    PRIMA DEL CEMENTO: immagini storiche di altre epoche
    1887 - Ecco come si presentava Chiavari arrivando dal mare

     1888 - Panorama dalla collina delle Grazie
    Una delle allora rarissime case sulla foce dell'Entella e andata distrutta con la mareggiata del 1828





     


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