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    Cannabis: in Liguria sì all'uso terapeutico - ASL 4: chi può usarla e come - Dott. Bertolotto: "ottimi risultati nella terapia del dolore"

    Cannabis: in Liguria sì all'uso terapeutico - ASL 4: chi può usarla e come - Dott. Bertolotto: "ottimi risultati nella terapia del dolore"

    di Michela De Rosa e Simone Parma

    Scarsa però la formazione e ancora troppi ostacoli per i malati che vorrebbero ricorrere a queste cure.

    E’ difficile trovare nella storia recente una pianta che abbia fatto discutere tanto quanto la “cannabis”. L’uomo la utilizza da millenni per svariati scopi e in svariati modi, ma oggi la canapa è al centro di un complesso dibattito: c’è chi la considera solo una sostanza stupefacente e quindi ne vuole vietare ogni uso, e chi un vero e proprio farmaco, sostenendone quindi l’utilizzo specifico. A spostare l’ago della bilancia ci sono diverse Leggi Regionali che affermano il diritto ad utilizzarla a fini terapeutici.L’ultimo atto, in ordine di tempo, è firmato 27 Giugno, quando il Consiglio Regionale della Liguria ha approvato un Ordine del Giorno che ribadisce l’utilizzo della cannabis e che la annovera tra i farmaci a carico del Servizio Sanitario Regionale e ne consente la somministrazione in ambito ospedaliero, territoriale e nelle farmacie.

    > UNA CANNABIS SPECIFICA, PRODOTTA IN ITALIA
    Nel 2016 l’Italia ha avviato una produzione nazionale di cannabis per uso medico presso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze (SCFM), grazie alla collaborazione tra il Ministero della salute e il Ministero della difesa, in modo da garantire l’accesso a tali terapie a costi adeguati e in modo sicuro. Si tratta del prodotto Cannabis FM-2, prodotta in conformità alle direttive europee in materia di medicinali, su processo produttivo depositato e controllato, in una officina farmaceutica autorizzata dall’AIFA e la cui distribuzione è autorizzata dall’Organismo statale per la cannabis presso il Ministero della salute.

    > PER COSA SI PUO' PRESCRIVERE
    La prescrizione di cannabis ad uso medico in Italia riguarda (DM 9/11/2015) l'impiego nel dolore cronico e di quello associato a sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale; nella nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV; come stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa; l’effetto ipotensivo nel glaucoma; la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette.
     
    > QUANDO E COME SI PUO' PRESCRIVERE
    Si prescive in forma di decotto quando le terapie convenzionali o standard sono inefficaci. Sono disponibili informazioni per i medici e farmacisti e istruzioni per la preparazione del decotto.

    (Fonte: sito del Ministero della Salute)

    Asl4: come accedere alle cure
     
    Per capire meglio quando e come si può utilizzare abbiamo chiesto alla Dott.ssa Monica Bonfiglio, direttrice del Centro di Medicina del dolore della ASL4: “In Liguria l’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico è regolamentato dalla Determina Regionale del Marzo 2016, nella quale si definiscono le patologie e i limiti di accesso al trattamento. Nella ASL 4 abbiamo tre ambulatori (Lavagna, Chiavari e Sestri Levante) in cui i pazienti vengono visitati per verificare se sono idonei al trattamento che, se approvato, è a completamente a carico del Servizio Sanitario Regionale, cosa che in altre regioni come la Lombardia ancora non avviene”.

    In quali casi può essere utilizzata?
    L’accesso alla cannabis è limitato a quei pazienti che mostrano sintomi di astenia e abbattimento derivante da malattie oncologiche (“fatigue”), di inappetenza da HIV, di nausea e vomito in conseguenza a chemioterapia, di dolore muscolare conseguente a Sclerosi Multipla, fibromialgia e altre malattie come il glaucoma, di dolore cronico e per chi ha effetti collaterali ai farmaci in commercio. Per accedere
    alla cura però esistono anche altri limiti: “Nelle visite a cui i pazienti sono sottoposti, alcuni anche mensilmente, valutiamo se davvero la cura è necessaria e se sono rispettati i canoni imposti dalle leggi regionali: bisogna avere più di venticinque anni, non essere in gravidanza e le altre cure si devono dimostrare inefficaci. Questi limiti esistono perché, nonostante l’utilizzo sia legale, la terapia è in fase sperimentale e stiamo ancora raccogliendo dati e informazioni in merito a eventuali effetti collaterali e per verificare i reali risultati della cura”.

    La ca
    nnabis si può fumare?
    Se per tanti cannabis è sinonimo di “canna” o “spinello” nella terapia l’applicazione è ben diversa: “Per i 600 pazienti seguiti a livello regionale il metodo di somministrazione principale è il decotto, simile ad una tisana, che abbiamo visto avere risultati più duraturi nel paziente. In passato abbiamo provato la vaporizzazione, simile all’aerosol, ma presenta costi troppo elevati, mentre è allo studio nelle farmacie ospedaliere la somministrazione sotto forma di olio. Permettere di fumare la cannabis è una metodologia che non prendiamo nemmeno in considerazione, in quanto presenta gli stessi rischi del fumo di sigaretta, oltre che un effetto terapeutico fugace e meno duraturo”.
     
    Non solo in ambulatorio
    Come abbiamo visto l’ASL può applicare la terapia direttamente nei suoi ambulatori, ma quando la terapia viene richiesta tramite ricetta direttamente dal medico curante del paziente il compito del Servizio Sanitario è quello di importare il farmaco dall’Olanda o farlo arrivare dallo SCFM (stabilimento Farmaceutico militare di Firenze), unico luogo italiano in cui ne è consentita la coltivazione.

     La voce dei malati 

    Se da una parte l’ASL garantisce l’accesso alla terapia, dall’altra sono molti i malati che richiedono una strada più semplice per ottenere questa cura. Fabrizio Dentini, giornalista genovese, si è fatto portavoce delle loro storie sul suo sito www.canapamedica.it e nel suo libro “Canapa Medica - Frammenti di resistenza sanitaria”: “Dal 2009 scrivo per Soft Secrets, giornale antiproibizionista olandese ed ho scoperto la gran
    de ingiustizia sofferta da chi per curarsi con la cannabis è costretto a percorsi grotteschi, a processi e rappresaglie legali, in un contesto che prevede la cannabis come medicina, ma nel quale nessuno ha la fretta dei malati affinché la distribuzione del farmaco venga normalizzata”

    Quali sono gli ostacoli?
    “Il limite principale è quello della mancata formazione dei medici curanti, che quindi non hanno gli strumenti per le prescrizioni. Poi c’è il problema del costo del farmaco che, essendo mutuato solo in casi particolari, non tutti i malati possono permettersi”.
     
    La cannabis è una droga?
    “La cannabis è una droga, che in inglese significa sia sostanza stupefacente che farmaco. Il problema di ogni sostanza è il suo consumo, il suo abuso, non la sostanza in sé. Se per sfida si bevono dieci litri d’acqua, da sostanza vitale diventa nociva”.

    Perché questa resistenza ad utilizzarla?
    “Perché contro questa pianta è stata orchestrata una delle piú grandi campagne di diffamazione che la storia della botanica e quella umana ricordino. Siccome la canapa è eccezionale nel settore tessile, cosmetico, alimentare, edilizio ed energetico il suo utilizzo ancora tanto diffuso ai tempi dei nostri nonni è stato osteggiato da chi aveva interessi industriali opposti”.

     Il medico del dolore 

    E sempre sul sito canapamedica.it ci sono le interviste al Colonnello Medica (dir. dello Stabilimento chimico-farmaceutico militare di Firenze), oltre a diversi ricercatori e medici, tra cui quella al dott. Marco Bertolotto del Centro Terapia del dolore e cure palliative di Savona, di cui estraiamo questa sintesi.

    Come ha conosciuto le proprietà mediche della canapa?
    Facendo il terapista del dolore, e avendo poche armi a disposizione, sono in continua ricerca di qualcosa che possa aiutare i nostri pazienti a stare meglio e con la cannabis si è aperto un mondo che lascia stupefatti. Purtroppo intorno a questa pianta c’è pregiudizio. A questo va aggiunto che conoscerla in termini terapeutici significa studiare moltissimo: botanica, farmacologia, specialità mediche multiple. Ma è soprattutto un salto culturale, a cui i medici non sono abituati: la cultura medica occidentale è centrata su un assioma ben preciso “una molecola/un organo bersaglio”. La cannabis è composta da un numero di molecole enorme ed ha tutto il nostro corpo come organo bersaglio. Poi dobbiamo liberare la cannabis da anni di storia legata al suo uso ricreativo e caricarla di contenuti scientifici. Sono necessari corsi di formazione che creino una nuova cultura del curare.

    Per quali patologie la prescrive?
    Dolore di varia natura, spasticità, epilessia, distonie muscolari e in appoggio alla chemio e radio terapia. Ogni giorno mi ritrovo persone con patologie diverse che cercano la soluzione nella cannabis. Per questo conoscerla costringe il medico ad uno studio continuo.




     


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