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    attualita, edizione cartacea, storia locale, vergogna

    di Claudia Sanguineti | 06 Novembre 2014 | in categoria/e attualita edizione cartacea storia locale vergogna

    Cimitero di Bacezza: una piccola perla rasa al suolo in nome dei soldi. Ora c'è una villa.

    Cimitero di Bacezza: una piccola perla rasa al suolo in nome dei soldi. Ora c'è una villa.Una rara foto del cimitero di Bacezza, risalente al 1945

    C'era una volta un cimitero. Poi è...morto nel dimenticatoio. Forse non tutti conoscono la storia della necropoli di Bacezza: il piccolo luogo dimenticato è stato riportato alla luce di recente da Cesare Dotti, esperto di storia locale e membro dell'associazione culturale O Castello di Chiavari. Il camposanto è sorto nel 1817 ed è rimasto attivo quasi per un secolo, in un terreno situato sopra la via Antica Romana e lungo la via per Genova.

    Vi riposavano anche persone note
    "Per arrivarci dal litorale si passava nel viottolo tra gli orti - racconta Dotti, con foto e documenti alla mano - quel 'canto di morti' ormai scomparso da decenni sotto l'asfalto di via Prandina e la 'montagna di Bacezza'. Nell'arco di 90 anni nel cimitero furono inumati gli abitanti dei quattro quartieri". Sono cinque in particolare le figure che Dotti ricorda: due parroci di Bacezza, don Giuseppe Bocciardo (sepolto nel 1848) e don Angelo Oneto (1888). E  poi, uno dei protagonisti della costruzione dei grandi barchi, Francesco Gotuzzo, fondatore del Cantiere Navale degli Scogli sepolto nel 1865. Ancora, li' giacevano le spoglie del senatore conte Augusto Nomis di Cossilla che a Chiavari era arrivato come vice intendente del Regno d'Italia arrestando Giuseppe Garibaldi ospite dei cugini dopo la caduta della Repubblica Romana: nel 1891 per ricordarlo fu costruito un angelo in bronzo sulla sua tomba. Infine Giovanni Battista Scala, capitano marittimo e costruttore navale, esploratore che contrastò la tratta degli schiavi morto nel 1876.

    La promessa: vi porteremo “in centro” nel nuovo cimitero
    Nel 1894 il più noto architetto Gaetano Moruzzi realizza la nuova necropoli della città,  ovvero il cimitero di oggi in via Piacenza, così nel 1895 a Bacezza vengono proibite la tumulazione di cadaveri in fosse comuni e permesse solo quelle individuali. Sette anni dopo, il Comune dichiara che sia meglio tumulare i morti di Bacezza nel nuovo cimitero per migliori garanzie di pubblica igiene e, anzi, concede ai parenti areee della nuova necropoli per far 'traslocare' i defunti... in centro. Quindi il 1908 è l'ultimo anno del cimitero di Bacezza: "Nessuna salma potrà essere tumulata nel cimitero" decreta il sindaco. Si chiude il cancello per sempre e sulla piccola necropoli collinare cala il silenzio. “Sebbene fosse chiusa  - ricorda Dotti - si poteva ammirarla e fotografarla dal muracciolo che la divideva dalla strada". Le statue presenti emanano un fascino di altri tempi, l'area incredibilmente non viene invasa dalla vegetazione spontanea: lo dimostrano le foto d'epoca.  Sembra un piccolo gioiello addormentato, affacciato sul mare.

    La distruzione in nome della cementificazione
    Siamo alla fine del 1957 e gira la voce che sull'area del cimitero ci possa essere un "utilizzo immobiliare". Il ricavato di tale operazione “sarebbe servito alla parrocchia per l'oratorio della chiesetta”, inaugurata nel dicembre 1954: "Questo era il pretesto - racconta Dotti - mio padre Marino, cultore delle memorie locali, temendo il peggio chiese l'intervento del sindaco di allora, il prof Raffaele Ferretti che a sua volta parlò con l'arciprete di Bacezza, monsignor Luigi Piselli". Ma niente lieto fine: l'operazione edilizia è la priorità e il cimitero fu distrutto. Addio archivio anagrafico con i nomi e le informazioni presenti sulle sepulture. Addio ai defunti, noti e meno noti: finiscono tutti in un ossario comune, nell'anonimato, e i parenti non vengono neanche avvertiti. Siamo nel 1959, i marmi sepolcrali vengono spazzati via. Solo alcune sculture sopravvivono, sottratte alla distruzione.

    OGGI RESTA UNA TARGA
    "Il 31 gennaio 1960 sulla facciata del santuario viene murata una stele sopravvissuta alla devastazione, con un epigrafe che invoca il perenne ricordo. Al posto del cimitero oggi c'e' una villa moderna e quei morti sono ormai dimenticati". O forse, grazie a questo ricordo, no.


    Tratto da CORFOLE! del 11/2014, con 25.000 copie gratuite: la testata più diffusa del Levante © Riproduzione vietata


     


    I commenti dei lettori
    Giovanni:

    ...che pena. Uomini vuoti decidono cose omportanti.
    Mi dispiace.


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