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    attualità

    04 Aprile 2011 | in categoria/e attualita

    Sanità locale ‘malata': tra bufale, stipendi faraonici e disservizi

    Sanità locale ‘malata': tra bufale, stipendi faraonici e disservizil'attappirato Fausto Bacigalupo

    Una notizia lanciata sui media dai presidenti delle Pubbliche Assistenze del Tigullio Occidentale, Fabio Mustorgi, Piergiorgio Brigati e Francesco Atzori, evidenziava “segnali preoccupanti sull’’iniziativa al vaglio della Regione circa l’imminente chiusura della Centrale Operativa 118 della ASL 4 Chiavarese” e anticipava forme di protesta straordinarie poiché considerata un’evidente aggressione alle già poche risorse presenti sul territorio. A gettare acqua sul fuoco e cambiare letteralmente le carte in tavola ci ha pensato invece Vincenzo Panzarella, Commissario straordinario della CRI di Gattorna, che la vede in tutt’altro modo: “Sono da sempre milite della CRI, sono abituato a viaggiare per l’Italia e quella del Tigullio è un’anomalia tutta nostrana, basti pensare che a Roma o a Milano hanno un’unica Centrale Operativa per tutto il comprensorio con una popolazione di gran lunga superiore alla nostra. Nell’ottica dei tagli che tutti gli enti stanno operando, questa attuata dalla Regione è invece saggia perché trasferisce semplicemente i centralinisti di Lavagna in un’unica centrale a Genova, ottimizzando i costi e tagliando poltrone. Sarebbe però cosa ancor più saggia – dice Panzarella - trasferire questo risparmio in un servizio alla cittadinanza cioè aumentando il numero delle auto-mediche sul territorio per un intervento più utile ed immediato e che è quello che effettivamente manca. Occorre maggiore flessibilità perché accadono cose incredibili nel nostro comprensorio: se ad esempio una famiglia volesse portare un parente in urgenza in uno degli Ospedali genovesi non gli viene permesso dal 118 e l’unica cosa che rimane da fare è trasportare il paziente a pagamento. E la gente ha trovato la soluzione: si reca presso la Croce Verde di Lumarzo (ASL3) invece che venire da noi a Gattorna (ASL4) e si fa trasportare a Genova gratuitamente perché la C.O. 118 di Genova da il suo consenso, risultato: le persone risparmiano circa 70 euro. Questo accade perché qui, terra di confine tra ASL 3 e 4 e noi siamo obbligati dal 118 a trasportare chiunque, bambini compresi, a Lavagna”.
    Questo in barba al diritto del malato a farsi curare dove preferisce. A rincarare la dose arriva anche l’intervento di Giacomo Conti, consigliere regionale Federazione della Sinistra e membro dell’ufficio di presidenza, che attacca l’ASL4: “Ci sono troppi sprechi e aggravi di costi senza vantaggi per i cittadini. I responsabili informatici guadagnano più dei direttori generali, e svolgono un servizio che non dovrebbe esistere; per il CUP e le prenotazioni sanitarie, serve un servizio unico a livello regionale e la frammentazione comporta un aggravio di costi pesantissimo, senza nessun vantaggio per i cittadini».
    Conti presenta così un’interpellanza sull’anomalia informatica della Asl 4 chiavarese, che continua a gestire in proprio le prenotazioni, senza aver sottoscritto la convenzione con Datasiel come le altre aziende sanitari regionali: «Esiste una legge in proposito, ancora lettera morta nella Asl 4 dopo oltre 5 anni: anche questo fattore deve rientrare tra i criteri di valutazione dell’operato dei direttori generali». Una situazione che genera costi e disagi ai cittadini: «Esistono due sistemi che non dialogano tra loro. Un’anomalia grave perchè chi si rivolge al Cup chiavarese non può prenotarsi nelle altre Asl, non può conoscere la situazione delle liste di attesa. Viene meno il diritto alla trasparenza e all’efficienza dei servizi».
    La ciliegina sulla torta arriva da un cittadino del Comune di Moconesi, Fausto Bacigalupo (attappirato in nome di tutte le persone che hanno dovuto sopportare trafile burocratiche dovute alla disorganizzazione dell’ASL) che ci racconta la sua esperienza: “Mio padre ha trasferito la sua residenza a Genova, questo ha comportato dover cambiare anche quella sanitaria e individuare un nuovo medico di base. La prassi prevede di recarsi di persona presso gli ufficio dell’ ASL di residenza, che in questo caso risulta essere quello di Genova, presentare una delega per operare a suo nome, individuare il nominativo di un nuovo medico di base e ricevere quindi la tessera sanitaria.
    Fatto questo, per problemi familiari, ho dovuto dopo pochi mesi individuare un nuovo medico operante nel distretto chiavarese, attivarmi affinché mi rilasciasse una sua dichiarazione in merito alla necessità dimostrata da mio padre di ricevere cure presso una residenza che non fosse specificatamente quella di appartenza, recarmi con delega presso l’ufficio di competenza dell’ASL 4 per la compilazione dei moduli necessari e  richiedere nuovamente un nuovo libretto sanitario della durata di un anno. Tutti questi passaggi in forma cartacea perchè i sistemi non si parlano con aggravio di tempi e costi per tutti, non solo per un anziano ma anche per le ASL stesse”.
    “Certo - conclude- non voglio stigmatizzare le persone coinvolte che hanno dimostrato disponibilità e professionalità ma il cuore del problema  risiede nel sistema che obbliga le persone a  comportamenti insensati e altamente burocratici che potrebbero essere risolti con semplici comunicazioni telematiche”. Insomma, come al solito paga Pantalone: con la politica che pare essere sempre più sorda alle esigenze dei cittadini e i dirigenti, messi sulla “cattedra” dagli stessi politici, che guadagnano fior di quattrini senza essere capaci di risolvere problemi di semplicità elementare come quelli esposti.

    Giansandro Rosasco
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    Tratto da CORFOLE! del 4/2011, con 25.000 copie gratuite: la testata più diffusa del Levante © Riproduzione vietata


     


    I commenti dei lettori
    anonimo:

    Dopo aver letto l'articolo apparso in prima pagina sul numero di Aprile del periodico Corfole, Corriere Fontanabuona Levante, a titolo “SANITA' LOCALE MALATA TRA BUFALE, STIPENDI FARAONICI E DISSERVIZI”, mi sembra opportuno che siano portate alla conoscenza dei lettori alcune precisazioni sull'argomento di apertura dell'articolo e cioè sull'ipotesi di chiusura della Centrale Operativa 118 del Tigullio e relative opinioni.
    Cercherò di fare un po’ di ordine: innanzitutto è doveroso chiarire che non si tratterebbe di un semplice trasferimento dei Centralinisti di Lavagna a Genova bensì della chiusura totale del Centro di coordinamento dei soccorsi sanitari nel territorio del Tigullio, rappresentato dalla Centrale Operativa 118, con l’abolizione di tutte e tre le postazioni che attualmente compongono la struttura della Centrale, atte alla ricezione delle chiamate.
    A seguito di ciò una sola di esse, quella alla quale siede l’Operatore Tecnico Centralinista – le altre sono gestite dal Medico e dall’Infermiere - verrebbe trasferita alla Centrale Operativa 118 di Genova andando ad implementare il numero delle postazioni di quel Centro.
    La Centrale 118 di Genova, dove è già presente un’attività decisamente considerevole di gestione dei soccorsi sanitari, si troverebbe quindi a gestire anche gli eventi che si dovessero verificare nell’area del Tigullio, da Deiva Marina a Portofino, da Neirone a Varese Ligure, cioè quasi 1.000 Kmq di estensione per una popolazione di 150.000 abitanti che, nei mesi estivi, arriva a superare abbondantemente le 200.000 unità.
    E si perché di questo si tratta. Una Centrale Operativa 118 non è infatti un semplice Centralino al quale chiedere un’Ambulanza, non è la Centrale del Radio Taxi e nemmeno un Call-Centre che può rispondere magari da Crotone come accade per Telecom; l’invio dell’Ambulanza e, quando necessario, dell’Automedica, avviene a seguito dell’interpretazione, in tempi brevissimi, di protocolli e di procedure codificate. Questo avviene da parte del Personale che, come dicevo prima, oltre a non essere composto solo da Operatori Centralinisti, si è specializzato negli anni nella corretta gestione dell’intervento di soccorso in emergenza.
    Il percorso costante di formazione ed aggiornamento di questo Personale, secondo i più moderni concetti di gestione del soccorso sul territorio, è infatti una delle caratteristiche fondamentali dell’attività di una Centrale 118. Così come la conoscenza, la più capillare possibile, del territorio.
    Essa, presso la Centrale 118 del Tigullio, si è acquisita in questi quindici anni di attività e ha permesso molte volte di gestire al meglio situazioni gravi verificatesi anche in luoghi lontani dalla costa, sconosciuti ai più.
    Mi vengono alla mente, tanto per fare qualche esempio, località come Soglio, Campopiano o Scurtabò, dove l’invio rapido di un mezzo di soccorso, sfruttando magari un incontro (noi lo chiamiamo rendez-vous) con l’elicottero, può avvenire sicuramente in modo più efficace, e in tempi il più possibile adeguati, grazie alla conoscenza della viabilità e della topografia.
    Siamo nell’era dei computer, è vero, ma nulla potrà mai sostituire l’elasticità della mente umana e la sua capacità di adattarsi alle situazioni nell’evoluzione della loro complessità e variabilità.
    E’ anche opportuno chiarire che la mancanza di un Centro di coordinamento non potrebbe essere sostituita, con pari valenza, dall’istituzione di una o più Automediche aggiuntive.
    Prima di tutto perché un’Automedica può operare efficacemente solo a seguito, come detto prima, del lavoro di Centrale, e poi, se il motivo della chiusura del 118 Tigullio fosse legato a motivi di risparmio, e sappiamo tutti molto bene in quali tempi viviamo, è bene si sappia che un’Automedica costa, eccome. Non parlo ovviamente solo dell’autovettura in sé, sto parlando del costo alla Regione, e quindi a tutti noi contribuenti, della convenzione per l’utilizzo di tale mezzo, del costo del personale – Medico, Infermiere ed Autista Soccorritore – che ci va sopra, del costo dei materiali, elettromedicali, presìdi per gli interventi, farmaci, etc. che la rendono operativa a tutti gli effetti.
    Come si vede l’argomento è complesso e non è realistico quindi né rispettoso liquidarlo con qualche battuta.
    Come quella secondo la quale “…il 118 di Lavagna obbliga a trasportare chiunque, bambini compresi, a Lavagna…”. Questo non corrisponde al vero e ci sono i dati a dimostrarlo.
    E’ vero semmai che il 118, qualsiasi 118, non obbliga nessuno ad alcunché e porta il Paziente nell’Ospedale più adeguato per trattare la patologia di cui soffre, unicamente nell’interesse della sua salute.
    Concludo nella convinzione che le decisioni che saranno prese, da parte di chi è deputato a prenderle, ci saranno, se e quando ci saranno, a seguito di ponderate e approfondite valutazioni su pro e contro.
    Al momento a me preme, come detto all’inizio, solo portare un contributo alla conoscenza dei cittadini su un argomento che li riguarda da vicino e sul quale quindi è doveroso siano adeguatamente informati.
    Anche attraverso le pagine di questo giornale che ringrazio per aver gentilmente ospitato questo mio scritto.


    dr. Filippo Arcidiacono
    Medico Responsabile Centrale Operativa 118 Tigullio Soccorso


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