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    storia locale

    di Vittorio Rosasco | 01 Agosto 2009 | in categoria/e edizione cartacea storia locale

    RANGHINELLI - Quando facevamo i lumini a mano, con la colla di farina e i mozziconi di candela

    Dal 27 al 31 Agosto Festa della Madonna della Guardia di Gattorna
    RANGHINELLI - Quando facevamo i lumini a mano, con la colla di farina e i mozziconi di candela

    Racconta la storia dell’Apparizione della Madonna della Guardia che il 29 agosto 1490 Benedetto Pareto si era recato sul monte Figogna per falciare il fieno e portare al pascolo il suo piccolo gregge quando ad un tratto davanti a sé vide una vistosa Signora avvolta in una grande luce. Capì subito che si trattava di un personaggio celeste, si pose in ginocchio pieno di riverenza e timore. Gli parlò così: “Sono Maria, la Madre di Gesù. Voglio che tu costruisca una cappella su questo monte”.
    “Sono tanto povero e per costruire una cappella su questo monte alto e deserto occorrerà tanta fatica e tanta spesa”. “Benedetto, non temere, col mio aiuto ti sarà facile ogni cosa”.
    Benedetto corse in paese per raccontare quello che aveva visto ma trovò scetticismo da tutti in particolare dalla moglie che lo schermì così tanto che non osò più parlarne. Qualche giorno dopo salì sopra una pianta di fico e cadde facendosi tanto male che fu portato a casa quasi moribondo. La Madonna gli apparve ancora presso il suo letto, gli rinnovò l’ordine di costruire la cappella e lo guarì istantaneamente. La piccola cappella che Benedetto costruì divenne ben presto un Santuario rinomato. Questo in breve il racconto del Santuario di N.S. della Guardia sul monte Vigogna.
    Nell’agosto del 1854 Gattorna, un paesino di 68 fuochi (famiglie) e 457 abitanti dovette fare i conti con il colera morbus che aveva colpito in quegli anni l’Italia e che a Gattorna arrivò in sordina per colpire in poco tempo sette persone.
    La prima domenica di settembre, dicono le cronache del tempo, “fu portato da Genova un quadro della Madonna della Guardia e tutto il popolo si radunò presso il ponte sul Lavagna e accompagnò in solenne processione, fra canti e suppliche, la bella immagine sul colle. Lassù, nella chiesa illuminata da cento ceri votivi tutti pregarono fiduciosi in un gesto tangibile di misericordia e di bontà. Iniziò una novena durante la quale morirono altre persone e l’ultimo giorno fu anche l’ultimo morto”.
    Da allora, il 29 agosto o la domenica dopo, Gattorna festeggia solennemente la sua Patrona. Memorabili i festeggiamenti del 1954 per il Centenario preparati con grande impegno: i vari compiti erano suddivisi in modo che le varie e importanti iniziative religiose e civili fossero eseguite al meglio.
    Una delle più importanti era sicuramente la tradizionale sparatoria specialmente quella dei mortaretti, un lavoro lungo e pericoloso che necessitava di grande attenzione. Al sottoscritto e agli amici Renato e Pino era stata affidata la cura di una singolare illuminazione di lumini variopinti che doveva risaltare in tre zone ben visibili del paese.
    Nel laboratorio di Renato Galli con Pino Cuneo abbiamo lavorato per mesi per costruire i lumini (allora bisognava fare la colla con la farina, ritagliare la carta, mettere i cartoncini alla base, tagliare i mozziconi di candela perché non esistevano i ceri o erano troppo cari) il tutto fra risate e bella musica perché l’impareggiabile Renato, che ricordo con immutato affetto, era un ragazzo di un ingegno unico, smontava e rimontava radio e non c’erano per lui segreti sull’elettricità, ma soprattutto era un amante e conoscitore della bella musica specie classica e devo a lui se ho imparato ad amare l’Opera lirica.
    Ne costruimmo a centinaia e il pomeriggio della fatidica giornata andammo a disporre sul territorio a ciascuno assegnato (le fasce prospicienti il ponte sul Lavagna, quelle sopra la chiesa verso i Baracchi e quelle sul Pian della Costa che nei giorni precedenti avevamo falciato e pulito per evitare incendi) i lumini colorati mettendo la sabbia sul fondo per la stabilità, quindi il mozzicone di candela.
    All’imbrunire cominciò il lavoro di accensione di centinaia di lumini variopinti e tremolanti, un lavoro lungo ma di un effetto talmente strepitoso che, ricordo benissimo, tornai casa soddisfatto convinto di trovare la mia fidanzata orgogliosa di me. Viceversa mi accolse in malo modo: “Ti interessi di tutto tranne di me...” Donne!


     


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