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    attualità

    12 Febbraio 2024 | in categoria/e attualita

    Sventata truffa a Sestri: finte offerte per un'associazione antiviolenza, ma occhio anche a chi vuole “semplicemente lasciare un catalogo”

    Sventata truffa a Sestri: finte offerte per un'associazione antiviolenza, ma occhio anche a chi vuole “semplicemente lasciare un catalogo”

    “Raccolgo soldi per un’associazione antiviolenza di Chiavari”: spacciandosi per un delegato, ha cercato di farsi dare dei soldi. È successo a metà gennaio a Sestri Levante, dove un commerciante ha ricevuto luna telefonata in cui lo si invitava a fare una donazione. Il negoziante si è insospettito e ha chiamato i Carabinieri che hanno identificato e denunciato il truffatore. La notizia ha riportato - ahinoi - alla ribalta i tantivi di truffa e, come abbiamo più volte scritto, se le inventano davvero tutte. Riportiamo quindi una recente segnalazione di ADUC (Associazione di consumatori) che mette in guardia sul ritorno di un tipo di truffa in cui è piuttosto facile cadere. Ma il modo per tutelarvi ed essere voi a “mettere nel sacco” i truffatori c’è ed è qui nero su bianco: non farsi trovare impreparati. Ecco quindi cosa dovete sapere per riconoscerla subito.

    La truffa del catalogo

    E’ emersa durante il lockdown, quando eravamo tutti più vulnerabili e soli e anche quelle due parole con uno sconosciuto sul pianerottolo erano comunque qualcosa. E in una “normalità” in cui le richieste più assurde erano all’ordine del giorno, cosa poteva esserci di assurdo in questa stramba richiesta? Sembrava che fosse scomparsa, ed invece sono cresciute nell’ultimo periodo le segnalazioni.

    Cosa accade?

    Sul pianerottolo oppure nel nostro androne o vicino casa troviamo una persona, in genere giovane, di modi cortesi e bell’aspetto. Si avvicina e con estrema gentilezza chiede la cortesia di poter lasciare un catalogo e chiede, altresì, di apporre una firma, dicendo che è “per evitare di essere nuovamente disturbati “oppure “per dimostrare che ho svolto il mio lavoro”. In molti firmano il foglio presentato, senza ovviamente leggerlo e tornano a casa col catalogo che poi finisce nel cestino insieme al foglio appena sottoscritto. Ebbene, quella firma non serve per il rilascio del catalogo ma si sottoscrive l’obbligo ad acquistare una determinata quantità di beni entro un determinato periodo oppure a raggiungere una determinata somma in un unico acquisto. Successivamente, anche a distanza di un anno, il malcapitato viene ricontattato dalla stessa persona che ha chiesto di apporre la firma o da un diverso soggetto che impone di procedere all’acquisto. Chi si oppone e contesta subisce l’ulteriore “minaccia”: “ Se non compra, visto che ha firmato il contratto, la porteremo in giudizio” oppure “Le scriverà il nostro avvocato, ha firmato un contratto”. Ormai convinti di non avere via d’uscita i poveri malcapitati spendono cifre consistenti per beni inutili e che non valgono assolutamente la somma versata.

    Come tutelarsi?

    Per liberarsi immediatamente del problema è possibile recedere dal contratto entro 14 giorni dalla firma. Si tratta infatti di contratto concluso fuori dai locali commerciali ed in questi casi il consumatore ha diritto a cambiare la propria opinione esercitando il diritto di recesso.
    Se i 14 giorni sono passati, si può ancora essere tutelati. Nei fogli che vengono consegnati, molto probabilmente, manca l’informazione relativa all’esercizio del diritto di recesso oppure manca il formulario da compilare o ancora non è indicato l’indirizzo a cui inoltrare la propria richiesta di recesso. Peggio per loro, perché in tutti questi casi il diritto di recesso può essere esercitato entro un anno.
    E’ comunque opportuno denunciare l’accaduto all’Autorità Giudiziaria così da scoraggiare i truffatori da ulteriori tentativi verso altre persone. Nel caso il diritto di recesso non potesse più essere utilizzato, denuncia alla mano, si può contestare la legittimità dello stesso mancando la specifica volontà della parte contraente. Recentemente un avvocato è riuscito a dimostrare la nullità dell’impegno e ottenere il conseguente recesso del contratto. La società venditrice non si è opposta e ha promesso la restituzione dell’acconto. Ma la prima cosa da fare sempre è leggere prima di firmare. E nel dubbio, non firmare nulla.


     


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