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    cultura, edizione cartacea, letture, storia locale

    di Pier Luigi Gardella | 01 Febbraio 2011 | in categoria/e cultura edizione cartacea letture storia locale

    La rinascita delle confraternite: i giovani, la fede, la solidarieta'.

    E un recente libro offre l'occasione di conoscere uno dei patrimoni piu' ricchi e segreti della Liguria
    La rinascita delle confraternite: i giovani, la fede, la solidarieta'.

    Il fenomeno della diffusione sul territorio ligure delle Confraternite risale almeno alla fine del Trecento, quando il Movimento penitenziale dei Bianchi di Provenza attraversò la nostra riviera predicando misericordia e pace. Fu un fenomeno che non ebbe eguali riuscendo a convertire migliaia di persone, e portando soprattutto segnali di pace tra le popolazioni. Era l’anno 1399 e negli anni che seguirono in molti paesi della riviera gruppi di uomini e donne si riunirono costituendo le Confraternite dei Disciplinanti. Perché Disciplinanti? Perché nelle loro processioni o nelle cerimonie religiose essi praticavano la "disciplina" intesa come una forma di penitenza consistente nel flagellarsi la schiena nuda con uno strumento, chiamato appunto "disciplina" e costituita da una serie di cordicelle legate tra loro.
    Già in precedenza, tuttavia, forme di associazioni di laici chiamate confraternite esistevano un po’ ovunque, legate soprattutto agli insegnamenti di San Francesco d’Assisi e tutte spinte da una reciproca solidarietà. Solidarietà che proseguiva anche dopo la morte perché il suffragio verso le anime dei defunti era sempre tra i primi doveri dei confratelli. Sulla scia del movimento dei Bianchi anche nella riviera di levante sorsero in quegli anni numerose confraternite, a Bogliasco, a Sori, a Recco e, oltrepassato il Monte di Portofino, a Rapallo, Chiavari, Santa Margherita, Sestri Levante. In effetti, sia a Chiavari sia a Rapallo alcune confraternite esistevano già da tempo, ma senza dubbio il passaggio dei Bianchi ne favorì la crescita. Più recenti sono invece le confraternite ancor oggi esistenti nell’entroterra, come la settecentesca confraternita del Rosario a San Colombano Certenoli o quella cinquecentesca di San Rocco a Zerli, per citarne un paio tra le poche ancora attive.
    Tuttavia consultando i celebri Decreti che Mons. Bossi emise nel 1582, quando fu incaricato da papa Gregorio XII a visitare la Diocesi di Genova per controllare lo stato delle sue chiese e dei suoi oratori, troviamo che in quella che oggi è la Diocesi di Chiavari, al tempo tutt’uno con Genova, erano una quarantina le confraternite presenti con proprio oratorio, e molte nell’entroterra: a Carasco, a Reppia, a Pianezza, a San Colombano, a Borzonasca. Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad una rinascita del movimento delle Confraternite nella diocesi di Chiavari; una rinascita dettata forse da una nuova attenzione alla solidarietà, all’aiuto del prossimo, accompagnata anche da un rinnovato interesse di tanti giovani a "portare il Cristo". Sì perché nelle Confraternite si diffuse, tra il XVI e il XVII sec. l’uso di portare in processione grandi crocifissi, pesanti anche oltre il quintale, in molti casi scolpiti da illustri e celebri scultori dell’epoca. Questa tradizione è rimasta ai giorni nostri, quando nelle feste patronali l’arca del santo Patrono o della Vergine è accompagnata in processione da questi grandiosi "cristi" portati dai giovani delle nostre valli e della nostra riviera. C’è chi parla di protagonismo, ma se anche in loro si nascondesse un minimo di ostentazione, penso che essa possa essere perdonata di fronte alla fede di questi giovani: non tutti oggi hanno il coraggio di portare in strada il simbolo cristiano, loro lo fanno senza vergognarsene, con sacrificio fisico e rinunciando a due ore di divertimento. Non me la sento proprio di biasimarli.

    Tratto da CORFOLE! del 2/2011, con 25.000 copie gratuite: la testata più diffusa del Levante © Riproduzione vietata


     


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