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edizione cartacea
16 Giugno 2026 | in categoria/e edizione cartacea
Sì, ma perché un polpo? Storia della fontana simbolo di Rapallo
...e il mistero della scomparsa del granchio
L’arte di Italo Primi è strettamente legata alla cittadina e si trova nel Santuario di Montallegro, nel Castello, nella Basilica dei S.S. Gervasio e Protasio,sulla facciata dell’Oratorio dei Bianchi e di numerose abitazioni
- Pagine di storia, a cura di Antonino Di Bella
Eccomi nuovamente a raccontare, e consigliare, libri tratti dal mio archivio. Questo mese vi voglio parlare di un volume edito grazie a sponsor e benefattori e curato dal compianto Emilio Carta: “Italo Primi l’uomo e l’artista”, dedicato al “padre” del polpo, uno dei simboli di Rapallo insieme al castello sul mare e al Santuario di Montallegro. Non mi soffermerò sulla nuova ubicazione della scultura e sulle, giuste, critiche fatte dai “rapallini” riguardo la nuova fontana e mi limiterò qui a svelarvi la sua storia.

Italo Primi era il nonno materno di mia moglie Silvia, quindi ciò che vi narrerò l’ho sentito molte volte anche dalla voce di mia suocera.
Di giorno in cantiere, di sera in Accademia
Nasce a Rapallo nel 1903 da Luigi, noto decoratore e stuccatore pistoiese, e Rosa oriunda cittadina. Primo di cinque figli, fin da bambino è portato al disegno, ma dopo le scuole elementari, dovendo aiutare economicamente la famiglia, si impiega come garzone presso una ditta edile. Al ritorno del padre dalla Grande Guerra, va a lavorare con lui, realizzando ornamenti decorativi su molti palazzi signorili anche a Genova. Al contempo, dopo una faticosa giornata nei cantieri edili, frequenta i corsi serali dell’Accademia delle Belle Arti, dove può dare sfogo a quella innata passione e dove acquisisce con entusiasmo nozioni di scultura, disegno e architettura, che gli serviranno per progettare, senza però poterli firmare, palazzi chiese ed altri manufatti.
L’amore a Rezzoaglio, la guerra in Val d’Aveto
In seguito lavora anche nell’entroterra del Tigullio e a Rezzoaglio, dove cura la facciata e l’interno della chiesa e soprattutto conosce l’amore della sua vita: Alma, con cui ha due figli, Rosa e Luigi. Ma Alma muore prematuramente lasciandolo con i due bambini ancora piccini. Questa tragedia trasforma Italo che si dedica ancor di più, oltre che alla famiglia, alla professione. Crea sculture e opere pittoriche senza tralasciare le attività edili, soprattutto in Val di Taro e in Val d’Aveto, dove trascorre il periodo bellico negli anni ‘40 e dove fa crescere i figli.
Inventa la pittoscultura
Finita la guerra torna a Rapallo, ritrovando la casa dove aveva vissuto con Alma. Lei non c’era più ma rimaneva l’amore che avevano condiviso, rimanevano i piccoli bambini e rimaneva il suo rifugio, quello studio dove nacquero opere artistiche e dove creò una tecnica innovativa, “la pittoscultura”, che lo porterà a diventare un pioniere nell’arte del Novecento. Assieme al fratello Gino continua a lavorare per la costruzione e la decorazione di palazzi di pregio e anche a progettare, tra le altre, cappelle mortuarie nel cimitero di Rapallo, opere ancora attuali. Molti rapallesi e foresti cominciano a chiedergli di ornare le facciate delle loro case o di rendere più bello l’appartamento con suoi dipinti paesaggistici o astratti. Non si contano le partecipazioni a rassegne, mostre, esposizioni e la vittoria di premi anche di livello internazionale.

Insegna agli artisti
Italo però preferisce dedicarsi ai suoi allievi a cui dà lezioni serali: alcuni di questi diventeranno anche amici come i fratelli Ardito, Sandro Cherchi, Oreste Bogliardi, Luigi Giuffra, Aldo Querci, Enrico Paulucci. Nasce anche un’importante amicizia con lo scrittore Nino Palumbo, rapallese d’adozione che lavorò anche per il teatro, compose radiodrammi, fondò nel 1960 la rivista Prove di letteratura e arte e nel 1962 il Premio letterario per testi inediti Rapallo-Prove. Passano ore nello studio, tra tele e pennelli a discutere degli argomenti più disparati.
Perché proprio un polpo e la scomparsa del granchio
Agli inizi degli anni ‘50 l’allora sindaco, Giovanni Maggio, volendo abbellire la città, lo incaricò di realizzare una scultura da inserire nella vasca al centro della piazza di fine passeggiata, vicino al castello. Rosa ricordava come nacque l’idea: “In quegli anni sulla nostra costa si trovavano polpi in quantità e da lì l’idea di renderlo il protagonista della scultura richiesta. Per realizzarlo bisognava però studiarlo molto da vicino e soprattutto vivo! Incaricò così suo cognato, il bagnino Pippo Ottonello, pescatore di polpi e abile nuotatore. Fu così che i polpi divennero ospiti di casa, si trovavano dappertutto, anche nel lavandino o nella pentola e spesso giravano camminando sui tentacoli!”.
Italo plasma i bozzetti con la plastilina, passa poi alla terracotta, fino ad arrivare all’opera definittiva in bronzo, pronta per la fonderia. E qui troviamo una curiosità: visto che i polpi ne sono ghiotti, affianca al polpo un grosso granchio dagli occhi minacciosi. Al momento della partenza del modello per la fonderia però il granchio scompare e così da allora nella fontana regna il polpo solitario. Un altro aspetto che non tutti conoscono è che la scultura fu donata dall’autore alla città.
Le sue opere un tutt’uno con la città: dove vederle
Dicevo all’inizio che tre sono i simboli di Rapallo e sorprendentemente tutti parlano di Italo Primi. Molte opere si trovano al Santuario della Madonna di Montallegro, a partire già lungo la strada che porta dal Santuario, dove sono collocate le edicole dei quindici Misteri del Rosario: pannelli in bronzo creati dallo scultore, inaugurati e benedetti tra il 1957 e il 1958.

Qui le sue mani hanno creato anche opere monumentali come il portale principale in bronzo e i cancelli laterali; in accordo con le autorità religiose trasformò un magazzino nella cappella di San Giuseppe, progettò il tabernacolo dell’altare maggiore e realizzò pure l’acquasantiera a destra dell’entrata nonché molte sculture e formelle.
Una curiosità: gli angioletti che adornano i cancelletti degli altari laterali sono stati realizzati prendendo come modello il viso della nipote Silvia e dei suoi fratelli.
Il castello ha ospitato numerose mostre a lui dedicate, anche grazie alle famiglie Solari e Arena, amici di sempre. Inoltre all’interno, come ringraziamento alla famiglia Primi per la donazione di numerose sue opere, gli è stata dedicata una sala dove vederle, purtroppo attraverso un cancello.

L’idea di un documentario
Italo Primi muore a Rapallo nel 1983 lasciando opere che hanno valicato i confini nazionali. Forse, e qui lancio un’idea, sarebbe bello produrre un documentario a lui dedicato… cosa ne pensate? Concludo l’articolo, conscio di aver illustrato solo una decima parte delle opere di questo artista, dedicando questo scritto a sua figlia Rosa, mia suocera, che fino all’ultimo ci parlò del polpo e auspicò di poterlo rivedere nella sua sede tradizionale.
E forse non è l’unica.
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