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    Lo abbiamo scoperto al ristorante “lo Scoglio” di Cavi di Lavagna, uno dei pochi a proporlo

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    il tappiro

    di Michela De Rosa | 01 Maggio 2008 | in categoria/e edizione cartacea il tappiro storia locale

    Non aprite quella porta: a Favale una targa tiene lontani i Valdesi. Una "guerra" iniziata perché una famiglia ha comprato una Bibbia, allora ritenuta "comprensibile solo dal Clero"

    Il Tappiro d'ardesia in missione di pace tra la fede cattolica e valdese
    Non aprite quella porta: a Favale una targa tiene lontani i Valdesi. Una "guerra" iniziata perché una famiglia ha comprato una Bibbia, allora ritenuta "comprensibile solo dal Clero"Rosasco consegna il Tappiro a Cortes Valdesi










    A GUARDIA DEL CATTOLICO DOGMA
    CONTRO LA QUI INTRUSA VALDESE ERESIA
    IL CLERO, IL MUNICIPIO IL POPOLO DI FAVALE
    CON PUBBLICA ACCLAMAZIONE ED UNIVERSALE SUFFRAGIO
    SE STESSI E L’INTERO COMUNE ALLA GRAN MADRE DI DIO
    ELETTA A LORO PRINCIPALE PATRONA CON ATTO LEGALE
    IN PERPETUO CONSACRARONO IL 5 GIUGNO 1853

    Ecco la targa che vigila la soglia della chiesa di Favale di Malvaro e simbolo centrale della giornata di incontro della Comunità Valdese che proprio in questo piccolo paese della Fontanabuona trova le sue più fervide fondamenta liguri.

    Ma facciamo un passo indietro per capire bene i fatti e il perché di questo Tappiro. Tutto nasce dalla segnalazione di una lettrice Valdese in occasione della giornata di incontro avvenuta il 25 aprile: una festa con cui la comunità ricorda e celebra le sorti della famiglia Cereghino, protagonisti di una vicenda divenuta storia e sfociata in quelle parole scolpite nella pietra.
    I Cereghino erano contadini di Favale e per arrotondare i magri proventi della campagna nei mesi invernali emigravano nelle città per cantare nelle fiere e nei mercati. Gli "Sciallin", così era popolarmente soprannominata la famiglia, iniziavano con un richiamo che cogliesse l’attenzione: Gente cae vegni in po’ chi/a fermeve a sta asentì/questa vegia cansunetta/che a veitè a lè proprio scietta... Le loro canzoni affrontavano storie di costume, la vita militare, l’amore, i fatti di cronaca e la politica, storie di tragedie contadine e spesso di loro stessi. Avevano quindi sempre bisogno di nuovi argomenti e, da fervidi fedeli quali erano, pensarono agli scritti della Bibbia.
    A quei tempi non era facile trovarla e il loro parroco non era disposto a procurargliela; solo dopo lunghe ricerche ne trovarono una a basso prezzo in una libreria di Piazza San Luca, a Genova. Il parroco venne a sapere che i Cereghino la leggevano la sera in famiglia e intervenne duramente a proibirlo.
    All’epoca infatti ai “comuni mortali” era severamente proibito leggere i Testi Sacri in quanto solo il Clero aveva la capacità di interpretarli.
    I Cereghino non compresero perché trovasse tanto a ridire sulla lettura del Libro Sacro ma ubbidirono. Ben presto però ci fu una svolta, l’incontro con un pastore Valdese: “nella primavera del 1852, io partiva col mio violino ed un piccolo Nuovo Testamento in tasca, e fatto il giro della Liguria fino a Nizza, per il colle di Tenda, penetrai in Piemonte – a Pinerolo, a Torre Pellice... Sentiva per la prima volta, la voce di un pastore evangelico; col quale ebbi un’indimenticabile lezione evangelica”.
    Dopo questo incontro i Cereghino abbracciarono questo credo dando vita a un duro contrasto con il Parroco. Nacque così piano piano la comunità Valdese di Favale, ma non senza pagare pesanti scotti. Il parroco minacciò di negare i sacramenti e pose all’ingresso della chiesa la famosa targa a protezione contro i Valdesi. La disputa durò a lungo ed ebbe momenti critici anche perché si pose il problema dei matrimoni misti.
    Queste unioni furono ostacolate in tutti i modi, tanto che Giuseppe Cereghino e Vittoria, cattolica della parrocchia di Vignale, organizzarono un matrimonio a sorpresa. Ma il prete si chiuse in camera per non udire la promessa di matrimonio. I due innamorati ritenendo di essere in regola presero a convivere e Vittoria rimase incinta. Una denuncia per condotta immorale li portò in carcere, dapprima a Cicagna e poi a Chiavari, dove rimasero fino al processo: Vittoria e Giuseppe furono condannati rispettivamente a sei e cinque giorni di reclusione, pena applicata dopo tre mesi e mezzo di carcere. La vicenda contribuì a fare cessare le persecuzioni contro i Valdesi in ossequio alle Regie Patenti di Carlo Alberto, con le quali venivano sanciti i diritti civili e la libertà personale. Ma il tempo guarisce tutto, a volte purtroppo attraverso tragedie più grandi: la disputa andò via via scemando, venendo cancellata definitivamente dall’emigrazione di massa verso l’America. Basta pensare che ai tempi dei fatti gli abitanti di Favale erano più di 2000 mentre oggi non arrivano a 500. La targa però è rimasta al suo posto ed evidentemente tocca gli animi dei Valdesi.

    Questa segnalazione ci ha portati così a Favale, durante l’incontro del 25 aprile, dove abbiamo incontrato il pastore Teodoro F. Cortes di Genova.
    >Pastore, si sente attappirato dalla presenza di questa targa?
    Probabilmente qualche animo viene toccato, ma il fatto di essere stati perseguitati ci rafforza. E’ interessante soprattutto per gli stranieri, che in questa targa trovano testimonianza di fede.

    Ma vorreste che venisse tolta?
    Lo riteniamo un documento storico sul nostro passato per cui non ci infastidisce di per sé. Ma certamente il fatto di toglierla andrebbe incontro alla forte esigenza attuale di confronto e dialogo tra le religioni.

    E avete delle proposte per un dialogo?
    Sarebbe molto bello organizzare un incontro in piazza, aperto a tutti i Cattolici, in una sorta di abbraccio collettivo tra credenti

    La nostra redazione è sempre dalla parte del confronto e del dialogo e ci auguriamo che questo Tappiro venga colto per il suo significato di mediatore. Attendiamo il raduno in piazza, tutti diversi, ma tutti uguali di fronte al proprio Credo.


     


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