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CARTACEA |
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edizione cartacea
14 Settembre 2026 | in categoria/e edizione cartacea
ZENEIZE: scolâo a schêua
- di Franco Bampi
A settembre incomincia la schêua (scuola) e le clàssi si ripopolano. Nella schêua elementâre (scuola primaria) spetta alla méistra (maestro) o al méistro (maestro) garantire la bónn-a condûta (buona condotta) e insegnâ (insegnare) ai bagarìlli (ragazzi).
Chi va a schêua per inprénde (imparare) è detto scolâo (scolaro) oppure alùnno. Un tempo i figeu (ragazzi) avevano il scösalìn néigro (grambiule nero) con la gàssa celèste (fiocco celeste); per le figêue (ragazze) il scösalìn era giànco (bianco) e la gàssa rêuza(rosa).
Si entra a scuola quando suona o canpanìn (la campanella). In clàsse c’èra la carêga (sedia) e il bànco che aveva un buco per il câmâ (calamaio, ma anche calamaro, il mollusco) dove si metteva l’inciòstro (inchiostro) per scrivere con il penìn (pennino). Per asciugare l’inciòstro o l’inevitabile màccia (macchia) si usava la càrtasciûga (carta assorbente). Dentro allo stùccio (astuccio) si trova ancor oggi il lâpi o matîta, le matîte coloræ (matite colorate), la gómma da scancelâ (scancellare si può dire anche in italiano!) e il tenperìn per fare la punta alle matîte. I lìbbri si portavano in cartélla magari a stracòlla (a tracolla) e oggi nello zàino, che i genovesi chiamano sàcc’a pàn oppure sàcco di sordàtti. Alla fine dell’anno i vôti sono scritti sulla pagélla.
Figeu! Avardæve de no folâve a schêua!
A cura di prof. Bampi Franco
www.francobampi.it
zena@francobampi.it
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