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edizione cartacea
25 Maggio 2026 | in categoria/e edizione cartacea
Trippa vietata, pesto bocciato: sotto attacco due capisaldi della cucina ligure
Tagli di trippa sequestrati perché vietati dall’Unione Europea; il test di Altroconsumo sul pesto critica la qualità del celebre condimento
> TRIPPA: SEQUESTRATI 4 QUINTALI A GENOVA
Per l’Unione Europea sono tagli vietati
Questo piatto è amatissimo in Italia e in Liguria in particolare. Eppure, è stato recentemente messo a rischio dagli esperti dell’Unione Europea. Tutto ha avuto inizio a Genova lo scorso gennaio, quando quattro quintali di tagli di carne, regolarmente conservati congelati, sono stati sequestrati dalla Asl 3 nella storica tripperia La Casana. Il motivo? Un regolamento europeo del 2004 vieta tagli di carne ricavati dai genitali, mettendo quindi al bando i tagli della trippa detti castagnetta e riccetto.
La titolare si è rivolta a un avvocato e alla Regione Liguria che a sua volta si è rivolta al Ministero della Salute mettendo in evidenza che ci sono casi in cui la normativa europea non può essere interpretata alla lettera, ma va tenuto conto delle specificità locali, sopratutto quando riguardano vere e proprie tradizioni culturali, non solo culinarie. Il Ministero ha condiviso questa prospettiva e la trippa sequestrata è tornata vendibile. Il prossimo passo è avviare l’iter in sede europea per il riconoscimento come PAT, Prodotto Agroalimentare Tradizionale.
> PESTO: TROPPO SALE, GRASSI E CALORIE
Il test di Altroconsumo al supermercato: su 79 prodotti, solo 3 sono “accettabili”
Ecco cosa si scopre leggendo le etichette

In foto le etichette di alcuni barattoli visionati dalla nostra redazione
Comodo e buonissimo, il pesto pronto risolve pranzi e cene in tutte le occasioni e stagioni. Un barattolo di quello da supermercato lo teniamo tutti in casa, pur sapendo che mai eguaglierà quello fatto in casa. Ma, a meno che non si disponga di una serra di basilico, la soluzione è comprare quelli già pronti. Qui tralasciamo quelli di gastronomie e pastifici per occuparci di quelli da supermercato. Tra marchi noti, come Barilla, Biffi, Giovanni Rana e versioni a marchio del distributore, (Esselunga a Conad fino a Md, Lidl, Eurospin, etc), sugli scaffali i prodotti sono tanti. Quale scegliere? Cosa controllare in etichetta? E davvero la marca è garanzia di qualità? Partendo da queste domande, Altroconsumo ha analizzato ben 79 prodotti, sia freschi da banco frigo, sia in barattolo a lunga conservanzione.
I parametri
Va chiarito che la classifica non si basa sull’aderenza alla ricetta tradizionale, quindi non è stato considerato se il basilico usato è quello di Genova Dop o se i pinoli sono sostituiti dagli anacardi. La valutazione considera solo due aspetti: i valori nutrizionali (calorie, grassi, etc.) e gli ingredienti, con particolare attenzione a quelli ultraprocessati (aromi, fibre, proteine del latte…) e alla presenza di additivi. L’elaborazione di questi parametri ha dato un punteggio da zero (valutazione molto scarsa) a 100 (valutazione molto buona).

Solo tre “accettabili”, gli altri bocciati
Com’è andata? Non bene. Dei 79 pesti del test, solo tre (o meglio, due) sono risultati “accettabili”: Pesto alla Genovese “Lettere dall’Italia MD” (punteggio: 42 su 100); Pesto alla Genovese senza aglio “Lettere dall’Italia MD” (punteggio: 42 su 100); Pesto vegano al basilico “Vemondo LIDL” (punteggio: 41 su 100). Questi tre riescono ad avere un punteggio più alto degli altri, seppur solo accettabile, grazie a un contenuto calorico più limitato e a una buona composizione degli ingredienti: quelli del discount MD hanno tanto infatti basilico (63%) e di conseguenza meno olio.
La maggioranza sta tra 20 e 39 punti, anche marche molto note e addirittura prodotti considerati di alta gamma; due stanno addirittura sotto i 20 (Venturino Bartolomeo).
La maggior parte viene bocciata per un profilo nutrizionale squilibrato, con un contenuto elevato di grassi saturi dovuto all’uso abbondante di olio, formaggi e frutta secca, troppo sale, additivi e ingredienti che si discostano dalla ricetta tradizionale. Sul piano del gusto, infine, spesso manca equilibrio, con un risultato molto distante dal pesto fresco.
Altro elemento critico: il processo produttivo
Tutti i pesti analizzati condividono infatti un elevato grado di trasformazione industriale: una caratteristica che, per Altroconsumo, penalizza l’intera categoria. Non si tratta quindi solo di singoli marchi, ma di un modello produttivo che incide direttamente sulla qualità finale. A conti fatti, si può dire che siano stati tutti bocciati, visto che il punteggio più alto è stato solo di 42/100.
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