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    edizione cartacea

    25 Maggio 2026 | in categoria/e edizione cartacea

    A Chiavari una Società fondata da 55 illuminati protegge un tesoro sopravvissuto a guerre, epidemie, inondazioni e rivoluzioni

    A Chiavari una Società fondata da 55 illuminati protegge un tesoro sopravvissuto a guerre, epidemie, inondazioni e rivoluzioni

    >Grazie alla Società Economica i cittadini hanno imparato le arti, le tecniche e... a mangiare le patate
    >Fondata nel 1791 dal Marchese Stefano Rivarola, ha permesso l’alfabetizzazione, ha dato lavoro, casa, insegnato a coltivare, creare e perfino mangiare: ora la generosità si fa digitale.

    Quante volte avete letto “evento organizzato dalla Società Economica di Chiavari”? Quante mostre, convegni e iniziative? Ma conoscete la storia e il dietro le quinte di questa istituzione fondata oltre due secoli fa e che ha resistito a guerre, epidemie, invasioni, inondazioni, rivoluzioni e stravolgimenti politici e sociali?
    Ancora oggi, l’Economica non è solo custode della storia locale, ma anche parte attiva nella vita della comunità. E se non l’avete ancora fatto, vi invitiamo a visitare Palazzo Ravascheri con la Quadreria, la Raccolta di Cimeli dei Combattenti, la Collezione Garaventa e la biblioteca che offre anche un meraviglioso parco in cui leggere e studiare avvolti da un’atmosfera bucolica e rilassante. 

     



    Insegnarono ai chiavaresi a mangiare le patate e i pomodori e a fare le sedie

    Siamo a fine ‘700, la Rivoluzione industriale trasforma il modo di lavorare, vivere e di pensare. La conoscenza fa passi da gigante, si costruiscono macchinari mai visti prima e soprattutto si viaggia, riportando con sé nuovi saperi. Così fece il Marchese Stefano Rivarola (Genova, 1755 – 1827), governatore di Chiavari che, come diplomatico fu inviato dalla Repubblica di Genova presso Caterina II di Russia e divenne poi ambasciatore a Parigi. Apprese così i modelli di società illuministe e, tornato a Chiavari, nel 1791 insieme a 55 cittadini, fondò la Società Economica, volta a promuovere l’agricoltura, le arti e le manifatture. Lo spirito è racchiuso nel motto “Vitam Excolure Per Artes”, espressione tratta dall’Eneide di Virgilio che significa “nobilitarono la vita attraverso le arti”, celebrando come il progresso umano, l’ingegno e le attività creative migliorino e abbelliscano l’esistenza.
    Per esempio insegnarono agli agricoltori a mangiare le patate, i pomodori, il mais e tutte le novità arrivate dalla scoperta dell’America che i chiavaresi usavano come mangime per maiali. 
    A lui si deve anche l’idea di un oggetto che oggi è tra i simboli della città: nel 1807, di ritorno da un viaggio a Parigi, portò con sé una sedia leggera, chiedendo agli artigiani locali di crearne una versione elegante e funzionale. Nasce così la sedia di Chiavari che diventerà famosa in tutto il mondo, dando vita a decine di aziende. 
    La lungimiranza è andata oltre: l’Economica ha fondato diverse realtà tuttora esistenti. Gli Artigianelli, insieme al Sac. Francesco Bancalari: un istituto con scuola di ebanisteria dove accogliere i bambini orfani e insegnare loro un lavoro. Nel 1819 è la volta dell’Istituto di Carità e Lavoro (oggi Istituto di Studio e Lavoro) in cui fino al 1990 circa si insegnava alle ragazze a filare e tessere il cotone (fino agli anni ‘60 per poi lavorare nel cotonificio a Lavagna). Oggi accoglie ragazzi con problemi di disagio sociale e madri con figli che necessitano di una casa protetta. Infine, il Baliatico, creato negli anni Trenta su volere dell’Avvocato Antonio Daneri per fornire le balie ai bambini bisognosi, è un altro esempio di impegno per la tutela dei cittadini. Infine, citiamo il lascito di Fortunato Solari per costruire la scuola che porta il suo nome. 

     


    L’ing. Franco Cavagnaro davanti ai ritratti dei fondatori

     

    Nell’archivio si celano tesori sorprendenti
    Il nuovo presidente è un ingegnere informatico:
    “Renderemo disponibile a tutti la conoscenza
    racchiusa tra migliaia di libri e documenti” 



    Come accade ogni quattro anni, è stato eletto il nuovo Ufficio di Presidenza: il neo presidente è l’ing. Franco Cavagnaro; già Vice Presidente dal 2018. Con lui, ignegnere elettronico, parliamo della sfida di traghettare l’antica istituzione nell’era digitale.

    Oggi che la scuola è obbligatoria e viviamo l'era dell'immateriale, qual è il valore di una struttura che conserva libri, quadri e memorie militari?
    Siamo i depositari della storia locale e nei nostri archivi si trovano cose sorprendenti e incredibili. Ci rendiamo conto che possiamo essere obsoleti, tuttavia, queste cose le gestiamo, le mettiamo a disposizione, le proteggiamo e abbiamo un progetto enorme per il quale abbiamo chiesto l'aiuto della Regione Liguria, ovvero digitalizzare tutto ciò che è anteriore al 1830. Ho fatto l'informatico per tutta la vita, ma quando sfoglio con i guanti bianchi un incunabolo del 1400 che è uno dei primi libri stampati in Italia, mi vengono i brividi perché è stata la prima rivoluzione culturale; ora con la rivoluzione digitale possiamo mettere tutto a disposizione, preservando i libri stessi perché non sarà più necessario sfogliarli. Recentemente abbiamo fatto una mostra di frammenti della Divina Commedia risalenti al 1300-1400. Dove li abbiamo trovati? In un libro in cui erano stati usati per fare il risguardo della copertina. Digitalizzare queste opere è un lavoro immane, richiede macchiari e conoscenze specifiche ed è molto costoso, per questo abbiamo chiesto sostegno alla Regione.

    Oggi qual è l’utilità per i cittadini?
    Anzitutto la biblioteca che è una cosa enorme, intorno a cui gravitano mostre, convegni, seminari e laboratori per ragazzi e bambini, a cui c’è sempre una grande risposta. 

    C’è poi la collaborazione con i Comuni su temi di interesse per il comprensorio: con quale ruolo e per cosa?
    Abbiamo due Osservatori, quello dei fenomeni urbani e quello dei fenomeni economici, coi quali facciamo da aggregatore, da campo neutro, con l’obiettivo di trovare accordi e alleanze, ideare iniziative di interesse per la comunità.
    Ad esempio, l'anno scorso, ci siamo occupati di trovare il modo per far sì che dai comuni dell'entroterra si possa arrivare più rapidamente a Chiavari e viceversa, indipendentemente dal collegamento autostradale della Fontanabuona, perché comunque Caperana, San Salvatore hanno dei grossi problemi di mobilità, inquinamento e rischio idrogeologico. Sempre l’anno scorso col Comune di Sestri Levante abbiamo aggregato 18 comuni per ottenere il finanziamento per uno sportello informativo in cui cittadini, enti e imprese trovassero informazioni sui finanziamenti della Comunità Europea. Lo sportello è ora allocato in Mediaterranea. 
    Abbiamo come soci storici i comuni di Chiavari e Lavagna e recentemente le adesioni Zoagli, Neirone e San Colombano. Stiamo chiedendo a tutti di associarsi in modo da condividere progetti e opportunità su tutto il territorio, ma molti devono ancora deliberare i 100 euro di adesione.


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