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edizione cartacea
20 Aprile 2026 | in categoria/e edizione cartacea
Lo storico processo al “boia di Chiavari”
Oltre alla condanna dell’esponente del fascismo locale, tristemente noto per le attività della cosiddetta “Banda Spiotta”, il processo segnò anche il ritorno del Tribunale nella sua sede che era stata trasformata in Casa del Fascio.
Ben ritrovati a questo appuntamento in cui esaminiamo il materiale cartaceo in cui è conservata la storia del territorio. Il mese di aprile, oltre ad accompagnarci alla bella stagione, è anche ricordo di quel periodo storico dedicato alla Resistenza. Per ragioni di ricerca e di documentazione anch’io ho alcuni libri dedicati all’argomento e proprio dallo scaffale dove sono riposti ho scelto di illustrarvene uno: Spiotta alla sbarra. Di ridotte dimensioni, misura infatti 12 x 17 cm. per sole 18 pagine, è scritto da Angelo Miaro per Edizione 1945 – Milano: pubblicato probabilmente a fine 1945, riassume il processo a Spiotta personaggio chiamato “il boia di Chiavari”. All’interno si trova una cronistoria della (riporto) “Storia delle gesta criminali della banda nazi-fascista Spiotta Podestà Righi, detta il flagello del chiavarese”.
A questo punto devo fare una premessa, quella cioè di lasciare il giudizio storico e politico di ciò che fu quel periodo a studiosi e addetti ai lavori. Io illustro solamente questo piccolo pamphlet sicuramente propagandistico ma allo stesso tempo testimonianza del processo.
La figura di Spiotta
E' conosciuta da molti ma brevemente la riassumo per chi non conosce questa storia. Umberto “Vito” Spiotta nasce il 20 aprile del 1904 a Gioia Tauro (RC) ed entra nel Partito Nazionale Fascista a metà degli anni Venti. Assurge alle drammatiche cronache della guerra civile proprio quando, dopo la caduta del fascismo e la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, si iscrive al Partito Fascista Repubblicano divenendo a Chiavari, dove si era trasferito dagli anni Trenta con la famiglia, un importante esponente, tanto da diventare Segretario politico del Fascio locale. Costui, tra il 1943 e il 1945, fu il comandante della banda collaborazionista degli occupanti tedeschi che provocò drammi, arresti e torture nel territorio del Tigullio e soprattutto a Chiavari e nel suo entroterra. Fonda e dirige il giornale locale chiamato Fiamma Repubblicana, partecipa personalmente e attivamente ai rastrellamenti e agli interrogatori, spesso vere e proprie sedute di tortura.
La sua storia andrà avanti fino al 25 aprile quando, come molti altri responsabili di fatti atroci perpetrati a danno anche di civili e persone totalmente apolitiche, verrà arrestato e sottoposto a regolare giudizio. Nel suo caso, questo avverrà nell’agosto del 1945 quando nel Palazzo di Giustizia posto a Chiavari in Piazza Mazzini si aprirà quello che può considerarsi uno dei più importanti processi che la nostra città vide celebrare.
Il processo
Seguito dalla popolazione chiavarese e del suo entroterra che avevano conosciuto come si svolsero i fatti, ebbe anche una ribalta nazionale sui più importanti giornali e alla radio, attraverso trasmissioni e interviste con i protagonisti. Ma la testimonianza più importante forse rimane il filmato prodotto dall’Istituto Luce che attraverso i circa nove minuti di immagini, riporta, seppur senza audio, al clima che si respirava in quel caldo agosto del 1945.
Ritornando alla pubblicazione Spiotta alla sbarra, questa riporta, seppur brevemente, testimonianze e fatti che videro il soggetto attore di torture, arresti indiscriminati e molti atti di violenza che durante il processo sempre negò.
Dopo due giorni di dibattimento la Corte d’Assise condannò a morte lo Spiotta, Podestà e Righi. Il ricorso in Cassazione venne respinto e nel gennaio del 1946 la sentenza venne eseguita a Genova presso il poligono del Forte di Quezzi.
Il libro riporta in conclusione:.

Piccoli eroi quotidiani
Sulla Resistenza molti altri libri sono stati scritti, ma la mia analisi vuole essere invece dedicata ai tanti che semplicemente e senza colorazione politica hanno vissuto quel periodo cercando di aiutare chi a vario titolo aveva bisogno di un tetto sicuro, un piatto di minestra, una parola di conforto; un aiuto spesso pagato con la paura di conseguenze negative per i propri cari. Persone che non hanno mai cercato, e che comunque mai hanno avuto, onorificenze, medaglie, diplomi di patrioti o riconoscenze simili. Il pensiero va quindi anche ai miei nonni materni che tra il 1944 e la fine della guerra nascosero presso la loro casa un importante partigiano slavo, Pablo, che teneva i contatti tra la divisione Coduri i vari dirigenti e comandanti. Nei ricordi di mia mamma Carlotta, staffetta alla quale erano affidati proprio i messaggi di Pablo, quel periodo fu vissuto dalla sua famiglia con preoccupazione, ma anche con speranza e pietà cristiana. Le sue parole furono riportate dallo storico - nonché amico - Sandro Antonini che la intervistò per il suo libro Partigiani una storia di uomini. Un ringraziamento quindi a nome mio per le testimonianze raccolte per raccontare l’aiuto essenziale dato dai contadini del nostro entroterra.
> Pagine di Storia - a cura di Antonino Di Bella
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