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edizione cartacea
20 Aprile 2026 | in categoria/e edizione cartacea
PUNTA BAFFE, UNO DEI SENTIERI PIù BELLI DA PERCORRERE IN PRIMAVERA
A PASSEGGIO TRA TORRI SARACENE, LEGGENDE E PANORAMI MOZZAFIATO
Lo scoglio dell’Asseu lo conosciamo quasi tutti, almeno di vista: è quella sagoma inconfondibile che emerge dalle acque davanti alla spiaggia di Renà a Riva Trigoso, con la sua croce che saluta i naviganti. Ma non tutti conoscono la leggenda che custodisce e che proprio sopra quella baia si snoda uno dei sentieri più panoramici del Levante. Parliamo dell’anello di Punta Baffe, un percorso di circa 7,5 km che attraversa uno dei tratti più suggestivi della costa ligure di levante. Gli escursionisti della zona non la considereranno certo una novità, ma la sua crescente popolarità lo sta portando ad essere esplorato ogni giorno da un pubblico sempre più ampio. Merito di una combinazione rara: macchia mediterranea, panorami che nelle giornate limpide spaziano fino alla Corsica e una storia che affonda le radici nel Cinquecento, quando da queste torri si scrutava l’orizzonte in cerca di vele saracene...
IL PERCORSO: SULLE TRACCE DEI PIRATI
Si parte dalla stazione di Riva Trigoso, quindi comodamente raggiungibile in treno. Da qui si prende a destra via Gramsci e dopo poco si imbocca la salita segnata con due croci rosse ++ (via Manierta) che porta, in circa un’ora, al Colle del Lago. Qui, tavoli da picnic e un panorama che si apre improvviso su Punta Manara e Sestri Levante invitano alla prima sosta.
Dal Colle si devia a destra per un largo sentiero panoramico che percorre la Costa di Punta Baffe: è qui che la magia della nostra terra si rivela. A levante si scorge Punta Moneglia e, più lontano, Punta Mesco; a ponente il promontorio di Sestri e il Monte di Portofino. In venti minuti si raggiunge la torre saracena, cuore pulsante dell’escursione.
LA TORRE delle SENTINELLE
Risalente alla fine del XVI secolo, la torre di Punta Baffe - oggi restaurata - fu eretta dalla Repubblica di Genova come parte di una rete di fortificazioni costiere. La sua funzione? Poiché da qui si ha una vista a 360 gradi, era il luogo perfetto per una stazione di avvistamento e segnalazione: bruciando fascine di erica secca, inumidite di giorno e cosparse d’olio di notte, i guardiani comunicavano l’arrivo dei temuti vascelli saraceni alle popolazioni dei borghi vicini. Un sistema di “allerta” che ha salvato innumerevoli vite.
La sua funzione non si è persa nel tempo, perché è stata utilizzata anche durante la Seconda Guerra Mondiale. La direzione dei cantieri navali di Riva impiegava presso la torre alcuni lavoratori come vedette. In caso di incursione aerea, questi issavano su un’asta metallica un grosso bidone di benzina vuoto verniciato di bianco, battezzato dalla gente “ù balùn”. Quando nelle officine si propagava il grido “ù balùn! ù balùn!”, era tutta una fuga a ripararsi nelle gallerie ex ferroviarie verso Moneglia.

LA LEGGENDA DELL’ASSEU
Lo scoglio dell’Asseu, visibile durante parte del percorso, custodisce una delle leggende più romantiche del Levante. Narra di Trigoso e della sua amata Riva dalle trecce d’oro. Il giorno delle nozze il borgo fu invaso dai pirati saraceni: Trigoso cercò di difendere la sposa ma venne abbattuto; Riva, rapita sulla nave nemica, vedendo morire il suo amore si scagliò contro il comandante che la uccise. Quella notte gli angeli deposero nel punto in cui Riva era morta un grande scoglio a forma di campana. La baia dove i pirati persero il loro tesoro fu chiamata Baia dell’Oro e i pescatori intitolarono il loro paese ai due giovani: nacque così Riva Trigoso, il cui toponimo fu ufficializzato nel 1874 con l’apertura della stazione.
E il nome Asseu? Secondo alcuni deriva dal genovese assiolo, un piccolo rapace notturno simile alla civetta che nidificava sullo scoglio; per altri viene da schéuggio da seu (scoglio della sorella), poiché le donne si arrampicavano sulla punta per scrutare l’orizzonte in attesa dei naviganti. Consigliamo una deviazione alla spiaggia di Renà per vederlo da vicino.

UN SENTIERO TRA NATURA E STORIA
Percorrere l’anello di Punta Baffe significa attraversare secoli di storia: dalle incursioni saracene alle vedette della Seconda Guerra Mondiale, dalle leggende d’amore ai cantieri navali che dal 1897 costruiscono navi che solcano i mari di tutto il mondo. È un percorso che racconta il Levante nella sua essenza più autentica: terra di mare e di monti, di pescatori e di sentinelle, di amori tragici e di resilienza. Con l’arrivo della primavera, quando la macchia mediterranea fiorisce e la lavanda selvatica profuma i sentieri, una passeggiata a punta Baffe è sempre un’ottima idea.
Portatevi una borraccia (non ci sono fonti d’acqua lungo il percorso), scarpe da trekking e, possibilmente, scegliete una giornata limpida: nelle condizioni migliori si vedono le Alpi Marittime e persino la Corsica. In definitiva, l’anello di Punta Baffe è la prova che non serve andare lontano per trovare avventura e panorami bellissimi. A volte è sufficiente prendere un treno, alzare lo sguardo e lasciarsi guidare dai sentieri che i nostri avi percorrevano per avvistare le vele all’orizzonte.
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