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edizione cartacea
05 Febbraio 2026 | in categoria/e edizione cartacea
Come può reggere un sistema che tende a zittire, pretende sempre più e difende sempre meno?
Dal film Rapporti di classe (1984), tratto dal romanzo “America” di Franz Kafka
Riflessione a voce alta
Perché proprio mentre diritti e sanità ci vengono tolti da sotto il naso con piccole e subdole manovre, è importante restare vigili, informati e fare da megafono
- di Giansandro Rosasco
Nel corso della mia vita ho fatto mille ricorsi. Sono partito da ragazzino, quando già scrivevo ai giornali per denunciare un’ingiustizia (tengo ancora la lettera pubblicata sul Secolo di una multa contestata al controllore del bus), passando per ricorsi dal Giudice di Pace, vinti da solo contro avvocati, su multe stradali e autovelox. Risultati di cui vi ho poi raccontato su queste pagine per illustrare come fare per difendervi. Più recentemente, per trovare giustizia, mi sono rivolto ad associazioni specifiche. Ma dove non c’è niente e nessuno a fare da megafono, partecipo alla sua creazione, come nel caso dell’associazione per le liste di attesa. Oppure lo creo, come il periodico che state leggendo, da sempre libero, indipendente e autofinanziato esclusivamente con la pubblicità (a prosposito, è solo grazie agli inserzionisti che potete leggere Corfole, ricordateli nei vostri acquisti). Probabilmente una delle missione della mia vita è dare voce a chi e cosa non ce l’ha.
Obiettivo: scoraggiarci
Nel tempo, la possibilità di accesso ai ricorsi da parte del cittadino si è sempre più affievolita. Per accedere al Giudice di Pace, un tempo ad accesso gratuito e senza l’intervento di un avvocato, ora è indispensabile pagare una quota di ingresso. Nel caso di multe ingiuste, diciamo di importo modesto (anche se non è mai modesta un’ingiustizia), si viene quindi costretti a pagare anticipatamente questo “balzello scoraggiante” che centra in pieno l’obiettivo per cui è stato creato: far rassegnare il ricorrente, in quanto l’importo è praticamente equivalente al vulnus del contendere. Quindi, oltre al tempo perso (tanto) si rischia di perdere pure soldi aggiuntivi, con la beffa finale di dover anche pagare la multa. Con questa mossa “il sistema” ha fatto desistere anche una persona cocciuta come me.
Eliminate le modalità gratuite per avere giustizia, cosa ci resta?
Come sapete, da settembre abbiamo problemi gravissimi con interruzione totale di linea telefonica e internet. Questo disservizio lo abbiamo subito non solo noi, ma molte altre attività e cittadini privati. Alché ho pensato di rivolgermi all’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) perché in passato, tramite un consulto gratuito, peraltro comodamente collegato da casa in pantofole, ho con estrema semplicità ottenuto il risarcimento dei canoni ingiustamente pagati. Anche in questo caso abbiamo vinto contro avvocati di una enorme multinazionale, a riprova che è importante non lasciarsi intimidire dalle circostanze. Poi, come sempre, ho informato voi lettori di questa straordinaria possibilità. L’AGCOM si ferma ai costi della “bolletta”, non arriva al risarcimento del danno, come in questo caso che è evidente.
Allora ho pensato di rivolgermi all’Istituto della Mediazione (anche di questo ve ne parlai all’epoca). Un sistema intelligente che funziona attraverso un terzo neutrale (il mediatore) che aiuta le parti a dialogare per raggiungere un accordo volontario, chiarendo bisogni e interessi, senza imporre una decisione, in un procedimento informale e più rapido della giustizia ordinaria, con incontri (anche online) e conclusione con verbale di accordo o meno, il tutto entro un limite di tempo massimo, solitamente 3 mesi. Anche questa carta l’ho utilizzata con successo, con un costo contenutissimo perché era accessibile in modo autonomo.
Oggi invece occorre un avvocato. E pagarlo. Sinceramente non ci volevo credere. Allora sono andato a informarmi su quando è avvenuto il cambiamento e chi è stato il responsabile. La risposta non mi ha stupito, ma mi ha avvilito: il Ministro della Giustizia Marta Maria Carla Cartabia del Governo Draghi la stessa che ai tempi del COVID con una mano ha obbligato milioni di persone a vaccinarsi e a firmare una manleva per eventuali danni di salute, e con l’altra ha esentato da tale obbligo, guarda caso, proprio la categoria degli avvocati. Una sequela di azioni che fanno sembrare George Orwell un tizio privo di fantasia. Ecco, la mia di paura è di arrivare a un punto in cui non solo non riusciamo più a difenderci, ma ci costringono alla resa, a non combattere nemmeno, perché le armi che abbiamo a disposizione sono sempre più spuntate.
Se l’ASL4 chiede a un cittadino l’esibizione di un ticket forse non pagato 10 anni fa
Il “sistema” protegge sé stesso e non dà spazi di manovra a cittadini per difendere i propri diritti. Lo vedo anche con l’associazione Impegno Comune di cui sono referente regionale per le liste d’attesa, perché ormai i cittadini esasperati ci contattano anche per altre questioni; tra queste, una recentissima in cui l’ASL ha chiesto a una persona l’esibizione di un ticket per una visita forse (e diciamo forse) non pagata 10 anni prima. Vero è che la legge non ammette ignoranza e occorre tenere praticamente tutte le ricevute per almeno 10 anni, ma non si può pretendere di fare cassa a questo modo in un sistema sanitario che non garantisce nemmeno i LEA (livelli essenziali di assistenza), sanciti come diritto nero su bianco dalla Costituzione Italiana.
Come può reggere un sistema che tende a zittire, pretende sempre più e difende sempre meno?
Che tipo di società costruisce? Che tipo di cittadini cresce nel suo grembo? Perché non siamo (ancora) robot. E se non c’è equilibrio si creano squilibri, che poi si manifestano in modi imprevedibili. Forse un manipolo di Don Chisciotte può fare qualcosa? Forse no. Forse poco. Ma mai abbassare la testa, mai indietreggiare. Mai arrendersi. Nemmeno di fronte alle mega multinazionali e ai loro mega avvocati. Tentiamoci sempre, uniamoci: se dovremo soccombere, almeno potremo dire di non essere stati in silenzio e di aver combattuto a testa alta. Che di questi tempi bui è bene metterlo in chiaro.
I commenti dei lettori
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