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edizione cartacea
11 Dicembre 2025 | in categoria/e edizione cartacea
Preghiera per il leccio di Santa Giulia: diverse segnalazioni al Comune e al FAI
In redazione ci è arrivato l’accorato appello di Patrizia Mezzanzanica; trasferita da pochi anni, raccoglie anche la voce di Aldo che invece sotto e sopra quell’albero ha trascorso tutta la sua infanzia e la giovinezza
“C’è una tale dignità in questo albero che mi commuovo ogni volta che lo guardo”
- Patrizia -
“Ho passato la mia infanzia sotto le sue fronde: a correre, giocare a pallone e nascondino. Mi ci arrampicavo con gli altri bambini del paese. Era il nostro albero. Uno di noi”
Aldo

Sopra Lavagna c’è la frazione che prende il nome dalla sua chiesa: Santa Giulia, dedicata alla Santa patrona della Corsica, da qui visibile nei giorni limpidi. La chiesa, che fu costruita prima del XI secolo, nel suo aspetto attuale è frutto delle trasformazioni seicentesche. Sotto il sagrato, si trova un altro monumento: un leccio secolare. Il suo tronco ha una circonferenza di 4,5 metri: si suppone che abbia trecentocinquant’anni! Nonostante faccia parte dei 130 Alberi Monumentali della Regione Liguria, non trova la cura che merita…
"C’è un leccio nella piazza di Santa Giulia. Un leccio monumentale. Dovrebbe essere imponente e fiero. Invece è vecchio e stanco. La sua fronda sparuta ormai serve solo a far ombra alle auto che ci parcheggiano sotto d’estate e ai camper che arrivano di sera, facendosi spazio sotto di lui senza tanti complimenti, per poi andarsene la mattina e lasciare sull’asfalto rami spezzati e vecchie foglie. Di nuove non ce ne sono. Non ne fa più. Il Sig. Aldo, che se lo ricorda quando era un albero maestoso e rispettato, quando i suoi rami erano forti, quando intorno aveva l’erba e non il catrame, in piazza non ci viene più. Perché a vederlo così, il mio povero leccio, il cuore mi si strugge. Dice. E lo capisco. Lo capisco bene. E come me, tanti. Solo che nessuno riesce a fare nulla. Ogni tanto qualcuno va in Comune, chiede, si informa, fa richiesta, compila moduli, scrive lettere, perché chi ha la possibilità se ne prende cura, lo venga a vedere, si informi per potarlo. Il Comune dice che non è competenza sua. Che bisogna chiedere alla Regione. La responsabilità viene rimbalzata di ufficio in ufficio e alla fine tutto cade nel nulla. E intanto un albero di 400 anni muore nell’indifferenza.
Io quasi ogni sera lo vado a bagnare. Infilo la manichetta nel rubinetto della vecchia fontana li vicino e lascio che l’acqua scorra nella piccola aiuola che lo tiene prigioniero. So che quell’acqua non lo salverà, ma non riesco a non farlo. E mentre la terra si inzuppa per bene, lo accarezzo. O cerco… perché la sua corteccia è così ruvida, e spessa, e nodosa, piena di bitorzoli e ferite e malattie, che il movimento non è proprio quello fluido e aggraziato di una carezza.
Ma spero che in qualche modo, per qualche strana via, attraverso non so un miracolo, quel contatto gli arrivi. Che lui senta che non è solo e non è dimenticato. Che non lo circondano solo incuria e indifferenza ma a qualcuno dispiace che se ne vada in qual modo. E mi sforzo di non pensare troppo all’ignoranza che non conosce la bellezza e neppure la dignità. Perché è vero c’è di peggio che lasciar morire un leccio al mondo. Ma a vederlo l’abbandono è sempre doloroso. Stasera ho convinto il sig. Aldo ad incontrarci sul piazzale della chiesa perché voglio leggergli queste poche righe. Sapere cosa ne pensa. Ci siederemo sulla vecchia panchina di ardesia sperando che il leccio ci ascolti".
Patrizia Mezzanzanica

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