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    By IDT-Midero

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    attualità

    01 Maggio 2010 | in categoria/e attualita

    Acqua: la porcata bipartisan, la finta concorrenza e le multinazionali assetate di... soldi

    Parte la proposta referendaria contro gli iniqui profitti delle multinazionali: occorrono 700.000 firme
    Acqua: la porcata bipartisan, la finta concorrenza e le multinazionali assetate di... soldi


    Non permettere che ti portino via un bene vitale: fino al 4 luglio sono disponibili, in tutte le sedi comunali di costa ed entroterra, i moduli raccolta firme per i tre referendum
    "L’acqua non si vende. Fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall’acqua". Con questo slogan parte la raccolta firme a livello nazionale per la campagna referendaria: secondo i proponenti l’attuale servizio idrico, gestito come una merce dalle multinazionali, è un fallimento oltre che un abuso. Continuano le perdite d’acqua, le fognature sono ancora incomplete, mancano i depuratori.
    L’acqua è un diritto universale e non una merce ed è obbligatorio fornire 50 litri al giorno gratuiti ad ogni abitante (il minimo vitale definito dall’ONU), impedendo altresì la sospensione della fornitura a chi non paga, come invece sta avvenendo in molti posti. Dopo la prima porcata della Legge Galli (centro sinistra) arriva quindi, nel 2009, la seconda porcata del Decreto Ronchi (centro destra) che obbliga tutte i gestori ad avere una maggioranza di azionisti privati (tradotto, gente che DEVE guadagnare), anche in quei 62 ATO (sui 94 Totali) ancora al 100% di gestione dei Comuni. Con questi tre referendum vengono quindi chiamati i cittadini a pronunciarsi contro questa privatizzazione che permetterebbe un monopolio da parte delle multinazionali, ossia pochissime aziende avrebbero il pieno controllo dell’acqua, bene primario per la sopravvivenza.
    Il primo quesito referendario è proprio in difesa della democrazia, contro la dittatura delle multinazionali. "Prendere in considerazione un contributo della fiscalità generale (cioè delle tasse) - fanno notare i promotori - per la gestione del servizio idrico, per la manutenzione e la costruzione delle infrastrutture mancanti è legittimo ma l’acqua deve essere gestita senza logiche di profitto e distribuzione di dividendi; come un’azienda pubblica, al pari di scuola e servizi sanitari".
    Un servizio da gestire in maniera corretta e senza sprechi e in questo c’è di certo molto su cui lavorare. Ma garantire il 7% di profitto annuo ai gestori significa che in poco tempo il prezzo dell’acqua aumenterebbe a dismisura. Inoltre in nessun caso si può permettere che ci sia un profitto fisso. "Questa sarebbe la concorrenza? Il libero mercato? E’ un abominio!" confermano i promotori. Ecco quindi anche il senso del 2° e 3° quesito: permettere la gestione dell’acqua tramite aziende pubbliche e senza un guadagno garantito. "Se non ci muoviamo subito con la raccolta firme le grandi multinazionali dell’acqua - concludono - conquisteranno le maggioranze nelle società di gestione. La francese Veolia gestisce già Sestri Levante, ma controlla, in minoranza, anche Iride. A Parigi hanno ripubblicizzato l’acqua e cacciato Veolia, a Genova invece la ingrassiamo in attesa che si mangi tutto".
    Per chi desidera maggiori informazioni è attivo il sito www.acquabenecomune.org dove è possibile scaricare tutto il materiale riguardante l’iniziativa. Nel levante sono disponibili i promotori locali, Antonio Lupo e Patrizia Quarta (in foto) di Cittadinanza Attiva ed è possibile contattarli al numero 335.1911546 o tramite la mail patriziaquarta@libero.it.
    In questi giorni stanno provvedendo a fornire dei moduli agli uffici comunali. Per chi non li trovasse nel proprio comune può attivarsi contattandoli affinchè possano essere correttamente distribuiti. Al momento, nel contesto locale, si sono attivati in prima persona i Sindaci di Santa Margherita Ligure De Marchi, di Mezzanego Repetto e di Cicagna Limoncini. Tutte le altre istituzioni che vorrano segnalare alla nostra redazione (0185.938009 e redazione@corfole.com) la loro adesione verranno aggiunti sul sito www.corfole.com e pubblicati sui prossimi numeri.

    ATO: CHIAVARI E CERANESI NON ADERISCONO, SFIDANO IL COMMISSARIAMENTO E VINCONO
    La Regione Liguria non commissarierà il Comune di Chiavari a causa della mancata adesione all’ATO per la gestione del ciclo integrato delle acque e dei rifiuti urbani. Assieme a quello di Ceranesi sono gli unici due comuni in provincia di Genova che avevano avvertito il "profondo cambiamento legislativo intervenuto", evitando con voto di maggioranza di aderire all’ATO in quanto il Parlamento ha di fatto soppresso gli Ambiti. La Regione conferma quindi la correttezza della linea delle amministrazioni chiavarese e ceranese che non hanno voluto approvare la pratica sfidando il commissariamento.
    BREVE GUIDA AI QUESITI REFERENDARI
    PRIMO QUESITO: fermare la privatizzazione dell’acqua. Si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica. Con questa norma, si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015. Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni.
    SECONDO QUESITO: aprire la strada della ripubblicizzazione. Si propone l’abrogazione dell’art. 150 (quattro commi) del D. Lgs. n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato. L’articolo definisce come uniche modalità di affidamento del servizio idrico la gara o la gestione attraverso Società per Azioni a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico. L’abrogazione di questo articolo non consentirebbe più il ricorso né alla gara, né all’affidamento della gestione a società di capitali, favorendo il percorso verso l’obiettivo della ripubblicizzazione del servizio idrico, ovvero la sua gestione attraverso enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali.
    TERZO QUESITO: eliminare i profitti dal bene comune acqua. Si propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ "adeguatezza della remunerazione del capitale investito". La parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio. Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si eliminerebbe il "cavallo di Troia" che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici, avviando l’espropriazione alle popolazioni di un bene comune e di un diritto umano universale.
    Giansandro Rosasco
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    I commenti dei lettori
    loretta:

    a volte ho la sensazione che la maggior paret della gente non capisca l'importanza VITALE di questa battaglia


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